Attualità

​La rivolta dei giornalisti​ contro i tagli ai contributi per l’editoria​

Protesta stamattina davanti alla Camera


I tagli ai contributi per
l’editoria scatenano la reazione di editori e giornalisti. Stamattina davanti
alla Camera dei Deputati si è tenuto
un sit in di giornalisti convocato dalla
Federazione Nazionale della Stampa,
alla quale ha partecipato il presidente
dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo
Verna.

Compatti i giornalisti che rischiano
di perdere il proprio posto di lavoro
a seguito del maxi emendamento che
il governo vuole infilare nella legge
di bilancio.
Un provvedimento, quello che hanno
in animo di approvare M5S e Lega,
che porterebbe nel giro di pochissimo
tempo alla chiusura di centinaia fra
giornali locali o editi da cooperative
no profit e da enti morali. Si tratterebbe
di un disastro sotto diversi aspetti: la perdita dei posti di lavoro e la cancellazione di una moltitudine di voci
che oggi sono riferimento dei territori
e garanzia del pluralismo dell’informazione. Quel pluralismo garantito
dall’articolo 21 della Costituzione
e che il governo Cinquestelle-Lega
vorrebbe cancellare.

Si stima che tra lavoratori diretti e
dell’indotto saranno circa diecimila i
posti di lavoro che verrebbero cancellati in un colpo solo grazie alla legge
di bilancio. Una legge che creerebbe
nuova povertà, altro che “legge del
popolo”.
In questi giorni è stata la File, Federazione Italiana Libero Editori, a
rivolgersi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo
un suo autorevole intervento affinché
scongiuri questa apocalisse che sta per
abbattersi sul mondo dell’informazione e sulla democrazia nel nostro Paese.
Più volte il presidente Mattarella è intervenuto in questi mesi per sottolineare il ruolo irrinunciabile della stampa
e analoghi interventi sono stati fatti
dal presidente del Senato, Elisabetta
Casellati. Interventi finora rimasti
inascoltati.

Anzi, il sottosegretario
con delega all’editoria, Vito Crimi,
ha sprezzantemente tuonato che è nel
codide genetico dei Cinquestelle l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e
del finanziamento pubblico ai giornali.
Un furore ideologico, ingiustificato e
scollegato dalla realtà dei fatti, sposato
in pieno dal presidente della Camera,
Roberto Fico, che intervistato da Lucia
Annunziata, ha parlato dei «mostri»
creati dal contributo pubblico. Una
dimostrazione di assoluta ignoranza
della realtà italiana, perché negli anni
le normative sul finanziamento pubblico sono profondamente mutate e
hanno blindato i contributi dai rischi
di “mostruosità”.

Ma Fico non era la parte illuminata
del M5S? La sensazione è che si voglia trascinare il Paese in una era di
oscurantismo, cancellando la manifestazione del dissenso, le voci critiche,
quelle dei giornali e dei giornalisti
che fanno informazione rispondendo
a leggi e norme deontologiche. Il
disegno è semplice, nel suo inquietante cinismo: far chiudere i giornali
e lasciare campo libero alla comunicazione senza filtri e senza controlli,
quella delle fake news che abitano sui
social network: il terreno dove M5S e
Lega hanno costruito il loro consenso.
Ne parleremo…

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Il servizio Informazione online: il «tutto gratis» ha un prezzo altissimo di Marco Castelnuovo, Milena Gabanelli e Martina Pennisi pubblicato sul Corriere.it

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