Attualità

​Addio a calici e bollicine… chiude “Nel regno di Bacco”​

Vittorio Carone si congeda dalla sua attività di commerciante​


Dopo gli ultimi cestini
natalizi, Vittorio Carone si congeda
dalla sua attività di commerciante, a
modo suo. Con le bollicine Moet &
Chandon, Cristal e Dom Perignon,
fra le più note al mondo.

Addio alla
raffinatezza di Jack Daniel’s, Bacardi, Wild Turkey Bourbon e Smirnoff. Etichette, in ordine sparso, che
hanno fatto del “Regno di Bacco”,
una delle enoteche più celebrate al
Sud e per le quali Taranto e la Puglia andavano fiere. Ottantadue anni
portati magnificamente, Carone non
si è mai fatto prendere la mano.
Da commerciante purosangue le
cose, come ci racconta, sono arrivate da sole.

Taranto, suo malgrado,
dopo le festività ha perso un altro
dei tasselli storici del Borgo. Come
fosse il sipario di un palcoscenico
in un centro sempre più asfittico di
“spettatori”, “Carone” tira giù le saracinesche. Via Berardi, via Mazzini, angolo strategico, ideale per fermarsi in una pausa dello shopping.
Guardare vetrine o entrare, si diceva, per osservare migliaia di marche
esclusive e bottiglie provenienti da
ogni angolo del mondo, coccolate in
preziose cassette o infiocchettate in
splendidi contenitori di cristallo di
Boemia.
«Scrivo la parola “fine” a un lungo
capitolo della mia vita – dice Vittorio Carone – ma non avrò il tempo
di dispiacermi, la decisione l’ho meditata a lungo, ma non potevo fare diversamente, ho i miei “annetti”;
ho tre figlie, mi dedicherò ai miei
nipoti, io che sono anche tre volte
bisnonno; più contento di così… E
poi, se il Cielo vorrà, andrò in crociera con mia moglie, girerò il mondo; farò quello a cui ho rinunciato
in tutti questi anni di lavoro».

Il suo
rapporto con il commercio comincia all’età di dieci anni. Otto fratelli,
Vittorio vive nell’insegnamento di
papà Tommaso, dipendente dell’Arsenale scomparso a quarantanove
anni. «“I bambini non devono stare
per strada!”, una delle regole principali dei miei genitori; così a dieci
anni mi spediscono a fare il garzone
in una macelleria, prima esperienza
di vita; regola principale: educazione e rispetto, questo insegnavano i
più grandi ai più piccoli».
Piena guerra. «Dove oggi sorge
l’Ospedale SS. Annunziata c’era un
presidio militare, lì accanto un rifugio antiaereo; ricordo fuggi-fuggi,
cieli illuminati e il rombo dei motori degli aerei nemici che sganciavano bombe».
Finita la guerra, Carone compie il
primo salto, diventa commissionario Parmalat. «Operavo in Sud
America, Rio de Janeiro era il mio
quartier generale e la sede di molte delle aziende con le quali avevo
allacciato un rapporto commerciale.

Anni importanti in cui Taranto
stava registrando il suo boom economico. Tornai e in una città che
cominciava a vedere i primi palazzi
signorili in pieno centro, rilevai la
salumeria “Gambardella”, alle spalle già decine di anni di attività. Mi
attivavo e pensavo a locali più grandi che potessero ospitare più idee e
più merce. Aprii il primo self-service della città, “Special Market”: la
gente spingeva il carrello, girava per
scaffali, sceglieva e si dirigeva alla
cassa».

Il “Regno di Bacco” è il passo successivo. «Mi orientai su un settore
nel quale Taranto era ancora carente: amo la mia città, volevo fare le
cose in grande, le mancava qualcosa
che potesse permetterle un salto di
qualità: ecco, dunque, la bottiglieria
più fornita della Puglia». In centro
le auto non erano così tante, non esisteva ancora l’idea di “isola pedonale”, esistevano ancora i doppi sensi
di marcia.

«L’Italsider e il suo indotto, il porto che accoglieva navi mercantili,
commercianti e imprenditori che
regalavano assortimenti di champagne, liquori e vini fra i più ricercati: un autotreno scaricava tremila
cestini per volta. Vetrine e insegne
accese fino a notte fonda, una mia
scelta: l’illuminazione dava spessore e bellezza a queste strade centrali». Fino alla decisione, lasciando
un ricordo indelebile in una città
che comincia a vivere di memoria.
«Dieci, venti, trent’anni, senza che
potessi godermi almeno una parte
del frutto del mio lavoro. Così, mesi
fa, ho parlato a moglie e figlie, loro
hanno condiviso il percorso; dopo le
festività e gli ultimi cestini, lascio,
perché “chiudere” non mi si addice:
ho comunicato ai miei dipendenti
il proposito di “pensionarmi”. Mi
fermo, prima di avvertire in pieno il
peso degli anni che avanzano».

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