Attualità

​«Io, confratello da quarant’anni​ vi racconto la processione»​


«Quest’anno starò
“sotto” l’Addolorata nella Processione dei Sacri Misteri, dopo anni
di “Gesù Morto”: ragionevole cedere la “nazzicàta” ad altri confratelli». Angelo Lecce, cinquantatré
anni, da quaranta confratello del
Carmine, la scorsa settimana aveva
auspicato quel turn-over che poi
c’è stato.
Giusto far vivere emozioni di fede
ad altri.

«Non sarò distante: non ci
sono “poste” fra le due statue, così
sarò ad un passo da quel “Gesù
morto” che ho condiviso per tanti
anni con la famiglia Pignatelli, ai
tempi del Cavaliere, quando era
un classico che l’ex presidente del
Taranto, Luigi, postasse accanto a
quel simbolo; lo stesso con Franco
Pignatelli, con cui ho spesso condiviso emozioni indescrivibili».
Proprio Pignatelli, la scorsa settimana aveva anticipato che alla
fine fosse giusto lasciare spazio ad
altri e non aggredire la gara per
aggiudicarsi le sdanghe. «Giusto
così – dice Franco Pignatelli –
la chiesa, la processione, sono
momenti di stretta preghiera, per
questo va bene partecipare a gare
che sostengono i Sacri Riti, le opere
di beneficenza che la Confraternita
del Carmine svolge tutto l’anno,
purché non si ecceda: dobbiamo
avere massimo rispetto per la gente
che quotidianamente invoca aiuto
nelle sagrestie».

Passione grande.
«Avevo tredici anni – ricorda Lecce – papà aveva
un negozio di ferramenta a ridosso di via Anfiteatro, ribalta della
Settimana Santa; fin da piccolo
ero avvolto dal fascino dei Riti, la
gente che seguiva la processione
in preghiera, invocava il Signore
e l’Addolorata perché potessero
aiutare bisognosi o alleviarne la
sofferenza: vedevo tutto come
un qualcosa che avesse un forza
inaudita».
A tredici anni, chiesa del Carmine.
«Fu la commozione che leggevo
negli occhi di mio padre a farmi
coraggio e andare in chiesa, per
parlare con qualcuno disposto a
sentire un tredicenne; ebbene, lo
stato maggiore della Confraternita
quel giorno era lì: Franco Pizzolla,
Franco Zito, l’avvocato Cosimo Solito. Mi osservarono, quasi a voler
comprendere cosa mi avesse spinto,
giovane com’ero, a prendere una
decisione così importante».
Ricorda il “debutto” da confratello.

«Come se fosse ieri – ricorda
Lecce – era il ’79, presi la terza
posta, davanti alla Sacra sindone:
emozionato come un bambino,
posso dirlo, considerando l’età. Ho
sempre amato “uscire” dalla chiesa
del Carmine da via Giovinazzi: gli
angoli, le strade “consumate” fin
da piccolo, mi emozionano ancora: la preghiera è un momento di
introspezione; penso ai miei cari,
ai conoscenti, alla gente che invoca
aiuto; prego per loro riservando, se
c’è tempo, un pensiero anche per
me, affinché il Signore mi dia la salute per stare accanto ai miei cari:
ma sono sempre gli altri ad avere
la precedenza; la Processione è un
atto d’amore verso il prossimo».

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