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«Ora Di Maio risolva la questione»

Il viceministro Garavaglia (Lega) attacca: «Chiudere la fabbrica è fantascienza»


Il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia, contrario alla chiusura

TARANTO – «Di Maio ha detto che vedrà i vertici di ArcelorMittal il 4 luglio: bene, noi ci attendiamo che la sera di quel giorno la questione sia risolta chiarendo che l’Ilva non chiude e che dunque saremo tutti pancia a terra per il rilancio della fabbrica. Chiuderla è roba da fantascienza.
Una questione che coinvolge l’intera manifattura italiana». La sponda leghista del governo gialloverde non pare avere dubbi e, tramite il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia intervistato da Repubblica manda un messaggio chiaro agli alleati a cinquestelle: l’ex Ilva, ora ArcelorMittal, non deve chiudere. Si gioca anche all’interno dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, quindi, la complessa partita sul futuro della fabbrica tarantina, in vista della data del 6 settembre.
Dalla parte ‘gialla’ del campo parla il deputato tarantino Giovanni Vianello: «Per mesi i detrattori del MoVimento 5 Stelle hanno diffuso notizie false, a cui abbiamo risposto con i fatti compiuti in questi mesi, a cominciare dal via libera definitivo del Parlamento al decreto Crescita. Esso, come è noto, contiene la cancellazione dell’immunità penale per l’ex Ilva: finalmente anche a Taranto possiamo dire che la legge è uguale per tutti. L’esimente penale, da quando venne introdotta per decreto nel 2015, ha rappresentato un inaccettabile unicum normativo che, in maniera del tutto eccezionale ha di fatto giustificato un reato. Era nostro dovere intervenire per garantire le massime tutele a favore dei cittadini e dei lavoratori del capoluogo ionico, da quelle ambientali e sanitarie a quelle per l’incolumità e la sicurezza sul lavoro. Niente più scudo penale dunque, nonostante la reazione di ArcelorMittal, Confindustria, di alcuni sindacati e delle forze di opposizione. Abbiamo tenuto il punto: Mittal e i commissari non saranno perseguibili per gli errori fatti da altri ma risponderanno solo del loro comportamento, dal 6 settembre in poi». Per Angelo Bonelli (Verdi) l’immunità penale «è mantenuta all’interno dell’autorizzazione integrata ambientale e nella sua applicazione. È proprio qui che si innesta tutto il clamore su una situazione che è invariata rispetto ai precedenti governi, quando ad ex Ilva fu concessa la facoltà d’uso dell’impianto anche in presenza di sequestro penale. Il colosso dell’acciaio non si preoccupa dell’immunità ma la revisione dell’Aia chiesta dal ministro Costa e, alla luce dell’annuncio di 1400 esuberi, rinegoziare l’accordo sui livelli occupazionali». Grande preoccupazione si respira sul versante sindacale: «Le multinazionali non possono venire nel nostro Paese a fare shopping e poi decidere quello che gli pare. Non si può accettare la cassa integrazione unilaterale a Taranto, per un problema del 2015 che ripresentato ora sembra proprio una provocazione» ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, a #PoliticaPresse, il videoforum di approfondimento di LaPresse. Il leader Uil ha aggiunto che «Arcelor Mittal, nel mondo, produce 90 milioni di tonnellate di acciaio, i 5 milioni di Taranto sono poca cosa per creargli problemi, e anche nei momenti di difficoltà del mercato, non gli sembra vero poter utilizzare qualsiasi strumento o provocazione per andarsene via dal nostro Paese».

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