16 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 07:10:41

Attualità

Vi spiego come è cambiata la mafia

Cafiero de Raho: «La criminalità ha modificato la sua struttura. A Taranto gruppi di piccole dimensioni»


Il Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, ammira le bellezze di Matera

TARANTO – Non chiamatela più Sacra Corona Unita. La mafia pugliese è cambiata, si è riorganizzata e resta sempre pericolosa, ma utilizzare quella denominazione che ha sancito la nascita di una mafia autoctona pugliese, la quarta in Italia dopo Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta, è ormai superato. Lo spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, una vita dedicata alla lotta alla mafia, nei giorni scorsi a Matera per un dibattito sulla legalità tenutosi nell’ambito della festa del quotidiano Avvenire.
Lo abbiamo avvicinato mentre da piazza Duomo raggiungeva a piedi il luogo dell’incontro, piazza San Francesco, super scortato, ma fra la gente. Con grande cortesia ha risposto alle domande di TarantoBuonasera sui nuovi assetti della malavita pugliese.
«Oggi non si chiama più Sacra corona unita, ci sono nuove associazioni mafiose che l’hanno sostituita, che sono strutturate in modo simile ma sono cambiate. Quindi – evidenzia il capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo – parlare ancora oggi di Scu significa affermare qualcosa che non corrisponde più alla situazione attuale. Sono consorterie mafiose che utilizzano i riti di affiliazione e hanno i gradi come la camorra. L’affiliazione è il punto di partenza per il primo livello e avviene attraverso una cerimonia che prevede il taglio del dito per il patto di sangue e l’utilizzo di una figurina del santo. Questi aspetti sono analoghi a quelli della vecchia Scu ma la nuova criminalità si è rinnovata totalmente pur rimanendo strutturata su modelli mafiosi. Così come sono strutturate su modelli mafiosi la società foggiana e le organizzazioni criminali di Bari e Lecce».
La risposta dello Stato alla riorganizzazione di vecchia e nuova mala non si è fatta attendere ed è stata pronta ed incisiva, ha fatto notare Cafiero de Raho: «Nel Salento sono stati effettuati recentemente arresti importanti di componenti di una organizzazione mafiosa. Si tratta di sodalizi, e questa è un’altra differenza sostanziale, che non hanno l’unitarietà della ‘ndrangheta o di cosa nostra. Non hanno organismi comuni di vertice. Si tratta di una mafia frammentata, frazionata, più sul modello della camorra. In alcuni casi si tratta di una criminalità con una organizzazione a cellule».
Una strutturazione che caratterizza i gruppi criminali tarantini.
Il livello è nettamente inferiore a quello delle mafie storiche come la capacità di infiltrazione nell’economia legale e nelle istituzioni, anche se negli ultimi anni non sono mancati i casi di scioglimento di consigli comunali, come dimostra Manduria: «Al momento non risulta – dichiara il capo della DNA – che la mafia tarantina abbia una sua autonomia. Ha un assetto basato su gruppi di non grandi dimensioni che agiscono in diversi quartieri della Città e potrebbero essere legati ad altre organizzazioni».
La presenza mafiosa «è la zavorra del Sud» l’ha definita Cafiero de Raho. E anche Taranto ha la sua.
Liberarsene è possibile? Il magistrato è ottimista: «Credo molto nell’impegno di tutti e i buoni esempi nel Mezzogiorno non mancano. In Calabria, ad esempio, ci sono vescovi che hanno saputo dare grande dimostrazione di coraggio nel denunciare e arginare la ‘ndrangheta».

Annalisa Latartara

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