IL CASO

Il Comune discrimina il nostro giornale

TarantoBuonasera “tagliato” dalla comunicazione istituzionale

Attualità
Taranto venerdì 29 giugno 2018
di Enzo Ferrari
Il sindaco Rinaldo Melucci
Il sindaco Rinaldo Melucci © Tbs

I lettori di TarantoBuonasera non hanno potuto leggere sulle pagine di questo giornale le lettere che il sindaco Rinaldo Melucci ha inviato al ministro Di Maio e al sottosegretario Giorgetti. Nulla di che, dal momento che si tratta del solito stucchevole epistolario per sollecitare tavoli, trattative, interventi.
Il punto è un altro: da oltre un mese questo giornale è tagliato fuori dalla comunicazione istituzionale del Comune. Niente comunicati ufficiali, niente inviti a conferenze stampa. Sappiamo di non essere la sola testata ad essere rimasta fuori dai canali comunicativi istituzionali di Palazzo di Città. Il problema, quindi, è più esteso.
Abbiamo sperato che si trattasse di una mera disfunzione tecnica e per eccesso di scrupolo abbiamo inviato una mail all’Ufficio Stampa del Comune affinché si rimediasse all’inconveniente. Nessuna risposta. Una circostanza che purtroppo conferma il sospetto dell’ esistenza di una black list, una lista di proscrizione, nella quale è finito anche il nostro giornale. Per coincidenza, le tv e i giornali colpiti da questo silenzio sono proprio quelli che, occasionalmente o a più riprese, hanno avuto spunti critici nei confronti dell’amministrazione comunale. Se questa non fosse solo una coincidenza saremmo di fronte ad un comportamento da parte di Palazzo di Città davvero deplorevole, ma niente affatto sorprendente, visto il trattamento subito alcune settimane fa da Telenorba, a cui fu platealmente impedito di accedere ad una conferenza a Palazzo di Città. Sconcertante ma, ripetiamo, per nulla sorprendente.
Fin dal suo insediamento – proprio oggi 29 giugno ricorre il primo anniversario della sua proclamazione – il sindaco Rinaldo Melucci ha infatti manifestato una certa insofferenza nei confronti della stampa. Basta rileggersi i primi comunicati e i primi interventi in consiglio comunale per verificarne i toni inutilmente polemici e spesso irriguardosi. È dell11 maggio, invece, una «direttiva tassativa» firmata dallo stesso Melucci per limitare ai dirigenti comunali – pena provvedimenti disciplinari – i rapporti con la stampa ai soli casi previsti dalle normative sull’accesso agli atti. Un bavaglio, insomma. Tutto sommato aggirabile, con un po’ di mestiere, ma utile comunque a intimorire i destinatari della «direttiva tassativa». Una direttiva piovuta – coincidenza anche questa? - poco dopo le vicissitudini della sua ex staffista. Assunta con qualifica dirigenziale in virtù di un autodichiarato titolo di studio che però non ha retto alle successive verifiche degli uffici comunali, tanto che gli stessi uffici hanno accertato la «carenza del titolo di studio» della ex staffista per essere assunta con quella qualifica di vertice. Ragione per cui la ex staffista, nel frattempo costretta a dimettersi, è stata chiamata dalla dirigente delle risorse umane a restituire circa 29 mila euro per le somme ritenute indebitamente percepite. Una vicenda sulla quale è stato aperto un fascicolo alla Procura della Repubblica e che in contesti più sensibili all’etica istituzionale avrebbe probabilmente prodotto le dimissioni del sindaco stesso, considerato peraltro che protagonista del caso non era una staffista qualunque, ma la collaboratrice più stretta e più influente del primo cittadino, assunta, come vuole la legge, sulla base di un rapporto fiduciario. E – visto quanto accaduto - sulla bontà di questa fiducia è legittimo porsi ragionevoli dubbi, sotto l’aspetto politico e amministrativo. Almeno fino a quando da Palazzo di Città su questa vicenda – che non è un fatto privato ma che attiene all’imparzialità e al buon andamento dell’amministrazione – non sarà fatta piena chiarezza. Cosa che il sindaco, fino ad oggi, si è ben guardato dal fare.
Bisogna dire che sulle autodichiarazioni Rinaldo Melucci non è particolarmente fortunato. Proprio a causa di una autodichiarazione… “smemorata” è saltata la nomina alla presidenza dell’Amiu del professionista fortemente voluto dal sindaco. Professionista che aveva dimenticato di dichiarare di avere sul groppone tre procedimenti penali per le ipotesi, a vario titolo, di bancarotta e falso in bilancio. Ma anche questa volta, invece che soffermare la sua attenzione su queste imbarazzanti scivolate, Melucci ha preferito scagliarsi contro chi ha acceso un faro su queste situazioni. Lo ha fatto anche qualche giorno fa scagliandosi – con il solito tono sarcastico e a tratti offensivo -
contro quei consiglieri comunali che appunto avevano sollevato il caso. Stessa storia per la nuova richiesta di accesso agli atti formulata per vederci chiaro sul consiglio d’amministrazione dell’Amat, decaduto, come quello dell’Amiu, senza che sia stata data alla città una spiegazione politica e amministrativa plausibile, visto che i Cda erano stati nominati appena cinque mesi fa da questa stessa amministrazione. Due società in balia delle onde mentre la città continua ad essere sporca e il servizio bus continua ad essere inefficiente. Storie nebulose che meriterebbero chiarimenti, non invettive contro chi ne chiede ragione.
Così come meriterebbero luce le improvvise dimissioni della (ex) dirigente della Direzione patrimonio. Altro strano episodio sul quale da Palazzo di Città è calato un pesante silenzio.
Per il sindaco – o chi per lui – evidentemente è più importante tenere alla larga chi è fuori dal suo cerchio magico e chiudere, con chi non è gradito, anche i canali di comunicazione istituzionale. Fatto gravissimo, mai accaduto in precedenza, neanche con i sindaci più ruvidi che questa città ha conosciuto. Meglio farsi passare vittima della «gogna mediatica» che rispondere ai tanti dubbi che queste vicende hanno sollevato.
Per quanto ci riguarda, questo giornale non ha mai travalicato nei toni e nel linguaggio i confini della legittima critica. Opinabile quanto si voglia – come è giusto che sia - ma mai maleducata e irriguardosa. Gli insulti e il livore non fanno parte del nostro patrimonio culturale e professionale. Né mai ci siamo sognati di spiare dal buco della serratura. Continueremo a fare il nostro anche senza i comunicati e le conferenze di Palazzo di Città, consapevoli di essere lavoratori onesti offesi nella nostra dignità da questa inqualificabile discriminazione subita. E consapevoli che gli unici giudici del nostro operato sono i nostri lettori, non certo il sindaco o chi per lui.

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