Cultura e Spettacolo

​Magna Grecia, ecco come nacque il Convegno di Studi​

Attualità
Taranto lunedì 17 settembre 2018
di Giuseppe Mazzarino
Le colonne doriche
Le colonne doriche © Tbs

Negli anni Quaranta, immediato dopoguerra, si aggirava spesso per Taranto un giornalista, inviato e cronista parlamentare del quotidiano romano “Il Tempo”. C’era capitato per lavoro, la città gli era piaciuta, aveva stretto amicizie fra gli intellettuali locali e quindi ci tornava spesso. Aveva una passionaccia per l’archeologia, e si era fatto promotore di campagne archeologiche nel Mezzogiorno. Romano d’adozione, non era meridionale. Era nato a Rovereto nel 1903, suddito della duplice monarchia absburgica, ed aveva frequentato in gioventù la “casa d’arte” futurista del concittadino Depero.

Dopo questa tangenza futurista, si era dedicato all’arte astratta, tanto come pittore (molto riservato, non esponeva) quanto, soprattutto, come critico e teorico. Si chiamava Carlo Belli, autore negli anni Trenta di un volume, “Kn”, che uno che se ne intendeva, Kandinskij, ebbe a definire “il vangelo dell’arte detta astratta”. Pittore, teorico dell’arte astratta, musicista e compositore. Per vivere, s‘era adattato a fare il giornalista: ma siccome odiava il dilettantismo, l’aveva fatto con impegno e splendidi risultati professionali. Taranto gli piace proprio, continua a frequentarla sempre più intensamente: ne scrive, se ne occupa. Negli anni Cinquanta diventa amico, fra gli altri, di una singolare figura di imprenditore illuminato, Angelo Raffaele Cassano, che presiede l’Ente provinciale del turismo (Ept), uno degli enti che uno sciagurato neocentralismo di stampo regionalista sopprimerà, con grave danno per le comunità locali (l’Ept dell’epoca si propone, anche, di promuovere il turismo valorizzando la cultura ma anche l’economia del territorio, puntando su uno sviluppo complessivo: non a caso farà parte dei soci del Consorzio per l’Area di sviluppo industriale).

La passione per l’archeologia lo porta a concepire un progetto apparentemente megalomane: organizzare a Taranto – città depressa e in profonda crisi economica dopo la guerra persa e lo smantellamento della Marina imperiale e di tutte le imprese, industriali ed artigiane, che ruotavano intorno alla navalmeccanica, priva persino di un moderno stabilimento tipografico in grado di stampare degnamente libri – un convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia. Ma non episodico: un convegno coi fiocchi, della durata di parecchi giorni, con periodicità annuale, che chiami a raccolta archeologi e storici, ma anche studiosi di altre discipline, non solo antichistiche. Lancia la folle idea su uno dei tanti foglietti di meteorica durata che spuntavano ogni tanto a Taranto come in altri piccoli centri. Ma Cassano, insieme col direttore dell’Ept, Mario Costa, lo prende sul serio.

Belli, come Raffaele Carrieri, ha contribuito al lancio della Galleria Taras, una galleria d’arte moderna dell’Ept che organizza mostre di altissimo livello. Certo, dall’arte contemporanea all’archeologia il passo non è breve, ma i tre lo compiono. Concependo il Convegno come un potente strumento di sviluppo. Nell’Italia della ricostruzione e dell’imminente boom (Taranto degli anni ’50 conosce una giovane classe dirigente che ne sta costruendo il futuro) i fondi per la cultura ci sono. Proprio in quegli anni viene tra l’altro riallestito il Museo nazionale archeologico (ad inaugurarlo verrà il presidente della Repubblica, Segni). Il Convegno, assicura Cassano, si farà. Ma occorre uno del mestiere che se ne occupi.

Belli chiede consiglio ad un amico, direttore generale del ministro della allora Pubblica Istruzione: e lui lo mette in contatto con un enfant prodige, laureato in Lettere a vent’anni, giovanissimo direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli: Attilio Stazio, classe 1923. Sarà il segretario organizzativo, mentre a presiedere il comitato promotore sarà chiamato Pietro Romanelli, un grande vecchio dell’archeologia, celebre soprattutto per i suoi studi sull’Africa romana e per il suo lungo lavoro nella Soprintendenza di Roma, che si era però anche occupato del Museo provinciale di Lecce. In pochi mesi di febbrile lavoro (all’epoca non esisteva nemmeno la teleselezione, si comunicava per lettera...) fra Taranto, Napoli e Roma i quattro mettono a punto il programma del I Convegno, che si aprirà il 4 novembre del 1961, su un tema suggerito da Belli ed approvato entusiasticamente dagli altri, oltre che dal designato presidente del Convegno stesso: “Greci e Italici in Magna Grecia”.

Ed anche l’accento posto sulle fino ad allora trascurate popolazioni “indigene”, in genere trascurate come barbariche, era un segno di grande modernità. Non solo. Fin dal I Convegno, Stazio puntò ad un ampio coinvolgimento di giovani, attraverso borse di studio che consentissero a laureandi o neolaureati in discipline antichistiche di recarsi a Taranto per seguire i lavori del Convegno. Quasi tremila borsisti, provenienti da Università di tutto il pianeta, grazie a questo contributo (che beninteso copre solo parzialmente le spese di viaggio e di alloggio), hanno così ricevuto a Taranto un imprinting fondamentale, ed hanno costituito, negli anni, l’ossatura della futura classe accademica e delle Soprintendenze.

Le prime edizioni dei Convegni riscossero un enorme successo internazionale, e videro anche la partecipazione della comunità tarantina e degli enti locali, ma non solo. Gli Enti del turismo e le amministrazioni di Comuni delle vicine Basilicata e Calabria – altre regioni di Magna Grecia – ospitarono i convegnisti per “gite archeologiche” o per sessioni del Convegno. Poi iniziarono gli anni delle ristrettezze economiche. Per garantire continuità scientifica al Convegno – che si reggeva sulle strutture amministrative dell’Ente del turismo – nacque l’Isamg, Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia, col coinvolgimento di accademici e di soprintendenti archeologi. Il primo presidente, con Stazio segretario, fu un insigne storico dell’antichità, Giovanni Pugliese Carratelli, direttore dell’Istituto italiano di studi storici dal 1960 al 1986, poi suo presidente onorario. L’Isamg fu dapprima ospitato dalla Banca popolare di Taranto; scomparsa la banca perché incorporata da un istituto di credito barese che non nutriva interesse per il sostegno alle attività culturali a Taranto, l’Isamg trovò alloggio nel Palazzo degli Uffici, nei locali al pianterreno di piazza della Vittoria che avevano ospitato l’emeroteca.

Ampi e centralissimi, ospitarono anche una biblioteca specializzata che contava ormai ventimila fra volumi e fascicoli e diventarono preso sala di studio oltre che di consultazione, ospitarono mostre, incontri ed eventi culturali. Poi lo sfratto, perché negli intendimenti dell’amministrazione comunale dell’epoca – quella che condannò a morte lo storico edificio con progetti di restauro e riuso tanto megalomani quanto inadeguati – in quei locali doveva insediarsi una pizzeria. Nel deserto della politica, con Stazio – divenuto nel frattempo presidente dell’Isamg – che lanciava inascoltati allarmi, Convegni, istituto e biblioteca rischiarono concretamente di traslocare, per sempre, in altre più accoglienti lande (da Calabria, Basilicata e Campania erano arrivate numerose dichiarazioni di disponibilità di sedi e di finanziamenti). Fu l’unica istituzione che non avesse fra i propri compiti la promozione dell’alta cultura, la Camera di commercio, guidata all’epoca da Emanuele Papalia, a venire in soccorso dell’Istituto, ospitato, con una parte della ricca biblioteca (molti volumi giacevano e giacciono tuttora, come una parte, la meno rilevante per fortuna, della ricca biblioteca del liceo Archita, in stanzoni dell’abbandonato ed in degrado Palazzo degli Uffici), nella Cittadella delle imprese.

Nacque anche in quegli anni la Fondazione Taranto e la Magna Grecia, che doveva diventare – surrogando il soppresso Ente del turismo, sacrificato ad un centralismo regionalistico che sacrificava e mortificava le autonomie locali – il braccio operativo dei Convegni, riservando all’Isamg quello scientifico. Ma anche la Fondazione stentò a decollare, e durò poco, cambiando poi denominazione ed ampliando i suoi scopi, annacquando così – anche se non annullando – l’originaria impostazione di sostegno agli studi ed alla divulgazione culturale sulla Magna Grecia. La Camera di commercio, intanto, cambiata la presidenza, voleva mettere a reddito gli spazi nei quali ospitava l’Isamg, ed esigeva intanto canoni onerosi per ospitare nelle proprie sale il Convegno. Che fu accolto a costo zero dalla Marina Militare nei locali, in fase avanzata di restauro ma anche di scavo archeologico, del Castello aragonese, grazie alla sollecitudine dell’amm. Francesco Ricci, all’epoca comandante in capo del Dipartimento militare marittimo dello Jonio e del Canale d’Otranto, oggi curatore del Castello per conto della Marina. Nel 2010, anno del 50° Convegno, l’ultimo da lui preparato, moriva Attilio Stazio. Gli succedeva alla presidenza dell’Isamg Aldo Siciliano, già suo assistente e poi docente di Numismatica a Lecce.

E in soccorso dell’Isamg si muoveva l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attraverso il suo Polo jonico. Con grande determinazione, superando ostacoli frapposti dalla burocrazia, il Magnifico Rettore dell’epoca, Corrado Petrocelli, ed il suo prorettore e delegato per il Polo jonico Antonio Uricchio, suo successore anche nel Rettorato, accolsero l’Isamg, e parte della biblioteca, nei locali di Palazzo d’Aquino destinati proprio al Rettorato, mentre il Convegno trovava giusta sede (conservando la chiusura al Castello), insieme con la Mostra-mercato dell’editoria archeologica che si tiene nei giorni del Convegno stesso, nella sede principale del Polo universitario jonico, la ex caserma Rosaroll, già convento di San Francesco, in Città Vecchia.

Incidentalmente: il richiamo all’ex caserma Rosaroll è particolarmente indicato per una sede universitaria, visto che l’intitolazione è ad un giovane patriota che combattè col contingente napoletano nella prima fase della I guerra d’indipendenza, al fianco del battaglione di volontari universitari a Curtatone e Montanara (morì nel 1849 nella difesa di Venezia, dove era accorso come volontario). Gli assegni di studio stanziati da vari soggetti (in primo luogo i club service, discontinui sono i contributi degli enti locali, miseri quelli di banche e imprese...) raramente coprono le richieste degli studenti, che a volte, proprio per questo, si contraggono. Eppure, nella loro modestia – 250 euro per residenti in Italia, 300 per residenti all’estero – contribuiscono davvero non solo al progresso della cultura ma anche a far conoscere Taranto, nei suoi aspetti migliori, nel mondo intero.

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