26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

Attualità

Leogrande e quel legame indissolubile con la città natale

La storia del giornalista e scrittore tarantino


Alessandro Leogrande

“Caro straniero,
per quanto l’uomo
non sia affatto instancabile
e qualche volta è costretto
a fermarsi, ciò che egli produce,
spesso insensatamente,
ha il potere di sfidare
ad armi pari il logorio del tempo.
La fabbrica non dorme mai.
È un concetto, questo, che ho
fisso in testa, credo da sempre”.
(Alessandro Leogrande,
tratto da “Dalle Macerie –
cronache sul fronte
meridionale” – Feltrinelli, 2018)

Ci sono persone che più di altre meriterebbero un bonus speciale sulla vita per poter stare un tempo più lungo e dilatato sulla Terra solo per il “bagaglio a mano” di saggezza e saperi che portano ovunque con sé.
E invece no, vanno via per primi! O forse da primi, primi della classe. Perché quel loro “bagaglio a mano” è un bene. Un bene che fa bene alla collettività, a tutti.
Una di queste persone si chiamava Alessandro Leogrande, 40 anni, instancabile giornalista, scrittore, osservatore della Storia, aveva ancora tante cose da fare, da dire, da scrivere, ed era di Taranto. Un legame indissolubile con la città natale che la mamma Maria, a quasi due anni dalla scomparsa, racconta con una serenità proverbiale dalla quale si può solo imparare cosa significhi trasformare un immenso dolore – che resterà perpetuo – in una testimonianza. Le emozioni giocano tra la fierezza di essere madre dell’Alessandro pubblico e la presenza costante della sua assenza nella dimensione privata. Una mancanza familiare che vale doppio perché, pochi mesi dopo la perdita del figlio, nel marzo 2018, è venuto a mancare anche il marito Stefano. E l’estate, che dovrebbe portare con sé la spensieratezza del vivere, riporta tanti, forse troppi, ricordi, nella nuova quotidianità di Maria. Ora, giornate al telefono o in trasferta: premi, convegni, inaugurazioni, appuntamenti letterari dedicati ad Alessandro Leogrande, impegni da mettere in agenda insieme ai viaggi al Nord Italia per stare con la figlia Letizia e i nipotini o nelle vicinanze con parenti e amici. Ma non è così facile. La chiacchierata inizia dall’Argentina, da Buenos Aires e dai desaparecidos: dramma di un’altra latitudine che il giornalista avrebbe dovuto raccontare in un nuovo libro. L’occasione dell’incontro con Maria è la notizia – dell’8 luglio – di 24 ergastoli ad ex capi di Stato, esponenti delle giunte militari e agenti dei servizi di sicurezza nazionale di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay per il sequestro e l’omicidio di 23 cittadini di origine italiana durante le dittature degli anni ’70-80. Sentenza storica della Prima Corte d’assise d’Appello bis di Roma nel lungo processo “Plan Condor”, che ha ribaltato buona parte delle assoluzioni fatte in primo grado dalla Corte d’Assise il 17 gennaio 2017. Pochi giorni dopo l’udienza, Leogrande ripercorse con dovizia storica l’intera vicenda nell’articolo “Cos’è il Plan Condor e perché è finito sotto processo in Italia” (Internazionale, 19 gennaio 2017) commentando i limiti di questa condanna parziale che non aveva dato giustizia alle vittime soprattutto per le torture inflitte dai carnefici assolti come Jorge Nestor Troccoli – da tempo residente in Italia e all’epoca dei fatti tenente di vascello ed ex capo dei servizi segreti della marina militare uruguayana – oggi condannato all’ergastolo con la sentenza dell’8 luglio scorso. Ancora una volta Alessandro ha analizzato bene i fatti e ha avuto ragione.
“Del resto, ogni cosa che scriveva era impeccabile per la cura dei dettagli. Amava la Storia. Sin da bambino leggeva e scriveva parecchio. Ha iniziato ad occuparsi del piano Condor in maniera più assidua dal 2016. Nel giugno 2017 è partito in Argentina una ventina di giorni. Grazie al fratello Orazio, che vive lì e gli ha fatto da interprete, ha intervistato anche militari e parenti delle vittime. Ha assistito ad un processo importante vicino Mendoza e a molti che si sono tenuti a Roma. Recentemente Radio 3 ha rimandato in onda le cinque puntate “Piano Condor. Continente desaparecido”, che aveva registrato per il programma “Vite che non sono la tua” nell’aprile 2017. Dopo la sua morte, visto che il libro era già stato commissionato per la pubblicazione, abbiamo cercato di ricomporre tutti questi pezzi, ma abbiamo dedotto che Alessandro non aveva ancora cominciato a dedicarsi alla stesura vera e propria. C’erano ancora interviste da sbobinare e tanti, tanti appunti”.
Maria parla con la verve dell’insegnante che è stata, di chi ha la passione per la narrazione, con quell’accento che solo se hai vissuto tra i banchi di scuola – e che banchi di scuola, di certe periferie, di certe realtà scricchiolanti della città vecchia – sai trasmettere allo stesso modo pure a distanza di anni. Durante il nostro dialogo la bella e grande casa che in ogni angolo profuma di cultura, di famiglia Leogrande, con l’immenso balcone su un incredibile orizzonte blu, ha la responsabilità di consolare più assenze; ma non sempre ci riesce. Presto, la Passeggiata al mare di Taranto porterà il nome di Alessandro Leogrande. Il fratello Davide, architetto, ha proposto al Comune di utilizzare le sue parole per abbellire la nuova via. Chissà, magari potrebbe ispirare cammini più lungimiranti come è stato il suo pensiero intellettuale. Almeno questo resterà vivo, e un po’ solleverà.
Silvia Rizzello

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