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Immunità penale ilva: il parere di Arpa

L'agenzia per l'ambiente: si dia anche ai cittadini la possibilità di ricorrere contro i gestori

arpa puglia su immunità penale
arpa puglia su immunità penale

Tra i documenti acquisiti dalla Commissione Industria nella seduta numero 3 dello scorso 2 ottobre, durante la trattazione di Conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, che all’articolo 14 prevede la reintroduzione della cosidetta immunità penale per i gestori ilva, vi è anche il parere dell’Arpa Puglia.

Nel documento a firma del Direttore scientifico Vincenzo Campanaro e del Direttore Generale Vito Bruno, l’orientamento dell’agenzia regionale per la Prevenzione dell’ambiente in merito all’esimente reintrodotta.

 

In particolare l’Arpa interviene su una novità rispetto alla precedente scrittura su cui nessuno è finora intervenuto. Nella parte finale del decreto infatti si legge “In ogni caso, resta ferma la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Bisogna dedurre che i dipendenti di Ilva siano gli unici che possono adire il tribunale qualora venisse minacciata la loro salute e la loro incolumità. Quindi i cittadini non avrebbero la stessa facoltà. Una disuguaglianza, anche in termini di legge, non rilevata dalla Procura di Taranto, ma su cui interviene Arpa rispetto alla disparità che ne scaturirebbe riguardo gli aspetti ambientali.

 

“Si prende atto, pur non condividendola, scrive Arpa al Senato, della sussistenza di una esimente per gli impatti sull’ambiente, la cui estensione di fatto agli impatti sulla salute e la sicurezza dei cittadini non viene esplicitamente negata come invece fatto, più che opportunamente, per i lavoratori. D’altronde l’ambiente (scrive Arpa citando l’ordinanza 11409 della Cassazione) deve essere tutelato non come valore in se ma come luogo di vita delle persone”.

 

Per cui Arpa suggerisce che il comma “in ogni caso resta ferma la responsabilità in sede penale, civile, e amministrativa derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori” venga modificato aggiungendo alla tutela della salute della sicurezza dei lavoratori anche  “e della popolazione”.

 

“Tale specificazione – secondo il parere dei tecnici- assicurerebbe che una violazione, ad esempio di valori limite di emissioni, in aria o acqua o suolo, per taluni impianti oggetto di adeguamento secondo il Piano Ambientale, pur sempre sottratta alle sanzioni di cui alle previsioni dell’esimente de quo, non venga esonerata dalla responsabilità derivante dall’aver provocato un peggioramento delle condizioni di vita e salute per le popolazioni residenti nelle zone abitate limitrofe”.

“Inoltre senza tale specificazione- aggiungono- il Gestore potrebbe essere ritenuto esente, salvo diverse interpretazioni, da responsabilità per la scurezza in caso di incidente rilevante con ripercussioni all’esterno del perimetro aziendale”.

 

A sostegno della proposta, Arpa rammenta che è utile considerare la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha rilevato come la persistenza di una saturazione di inquinamento ambientale aveva messo in pericolo la salute dei ricorrenti e più in generale quella dell’intera popolazione residente nelle aree a rischio, e ha inoltre dichiarato che le autorità nazionali non avevano assunto tutte le misure necessarie volte a garantire un efficace protezione del diritto ei ricorrenti al rispetto della loro vita privata.

Quindi basterebbe aggiungere una sola parola per rendere accettabile il decreto anche da Arpa, agenzia referente, e di nomina, della Regione Puglia.  Una parola che  però ne modificherebbe interamente la natura permettendo a tutta la popolazione, e non solo ai lavoratori ilva, di ricorrere in caso di violazione di salute e sicurezza, e ripristinerebbe dunque uguaglianza sanitaria e legale tra tutti i cittadini di Taranto. A breve sapremo dalla commissione industria del Senato se verrà recepita, ma poi, in attesa della fiducia, toccherà esprimersi anche alle commissioni giustizia e ambiente della Camera, dove i numeri, e le titubanze, tra i nuovi alleati di governo, 5 stelle e Pd, il cui parere sull’immunità cambia al cambiare dei livelli territoriali e correntizi (pd locale contrario, nazionale favorevole, come Lezzi contraria e Dimaio favorevole), ma anche i più risicati gruppi renziani favorevoli e Leu contrari, sono più ampie.

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