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Calenda: “Ilva non può essere decarbonizzata”, Mittal: “Senza immunità andiamo via

Le anticipazioni della Puntata di Presa Diretta


INTERVISTA A CARLO CALENDA

“L’Ilva sarà l’acciaieria più pulita che ci sta in Europa con la produzione ovviamente a carbone”. Carlo Calenda risponde alle obiezioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sulla questione Ex Ilva in un’intervista concessa a Riccardo Iacona per la puntata di PresaDiretta “Vertenza Italia” che andrà in onda lunedì 14 ottobre alle 21.45 su Rai3.
Sull’episodio della Jindal interessata a rilanciare sull’acquisto del siderurgico di Taranto, Calenda precisa che se all’epoca in cui era ministro “avesse riaperto il rilancio sul prezzo quello che sarebbe successo è che gli altri avrebbero rilanciato anche sul piano ambientale e sarebbe ricominciata la gara daccapo”.
E Carlo Calenda si mostra scettico anche sull’obiettivo di decarbonizzazione che aveva dichiarato Jindal precisando che “era tecnicamente ed economicamente impossibile”.
Per ridurre le emissioni di CO2 e rispettare gli accordi di Parigi, Calenda dice che “nella Strategia Energetica Nazionale è stata messa la chiusura delle centrali a carbone al 2025 ma ci sono lavorazioni dove il carbone rimane predominante”. “Quello che secondo me è stato molto importante nel processo l’abbiamo fatto – precisa -, le condizioni che abbiamo posto sul piano ambientale sono di lunga le condizioni più restrittive per produrre acciaio che ci sono in Europa”. “L’Ilva sarà l’acciaieria più pulita che ci sta in Europa con la produzione ovviamente a carbone”, sottolinea.
Ora il dossier è passato al nuovo governo nelle mani nel nuovo ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli in cui “uno dei grandi punti interrogativi è quello che viene chiamato lo scudo penale” come sottolinea lo stesso Calenda che aggiunge anche che si tratta di “una norma assolutamente tautologica che non servirebbe in un paese normale”. “Nel nostro sì – precisa – perché chiunque va lì si becca un avviso di garanzia e se la leveranno io penso che ArcelorMittal se ne andrà”.

INTERVISTA A MICHELE EMILIANO
Il piano ambientale dell’ex Ilva prevede la ricostruzione della fabbrica secondo le tecnologie dell’800, cioè a carbone. La stanno ricostruendo a carbone”. Questa invece la versione del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano durante la stessa puntata.
“Evitano il PM10 ma le emissioni delle Ipa e delle diossine rimangono quelle”, specifica. E anche se nei limiti di legge, Emiliano aggiunge che si tratta di “limiti che sono quelli delle emissioni che consentono alle fabbriche europee di funzionare a carbone. Se le facessimo funzionare con le tecnologie oggi disponibili – aggiunge – che sono quelle a idrogeno o a gas, i limiti potrebbero essere molto più bassi”.
E sulla possibilità che ArcelorMittal se ne vada senza tutela legale, Emiliano ribadisce come da sempre abbia ritenuto “ArcelorMittal il peggiore degli acquirenti”. “È il principale produttore di acciaio europeo e uno dei più grossi del mondo. La fabbrica gli interessa soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente. Se noi quella fabbrica l’avessimo venduta a chi si impegnava sin dal momento dell’acquisto a decarbonizzarla e a farla funzionare con tecnologie diverse da quelle previste da quel piano oggi avremmo avuto un soggetto motivato perché sarebbe stata la sua unica base europea”.
Il riferimento è alla Jindal South West, società indiana che in cordata con la Cassa depositi e prestiti, la Delfin di Del Vecchio e Arvedi era interessata all’acquisto del siderurgico di Taranto.
Emiliano aggiunge: “Il governo dell’epoca nel momento in cui l’altro concorrente era disponibile al rilancio sul prezzo avrebbe dovuto consentirlo e avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione come un elemento se non obbligatorio almeno di miglioria dell’offerta”. E sul futuro di Taranto senza l’acciaieria, il governatore dice che “Se l’Ilva non fosse mai esistita Taranto sarebbe stata una città felice”.

INTERVISTA A MATTHIEU JEHL

“Questo piano ambientale è il più ambizioso che avevo mai fatto come ArcelorMittal nel mondo intero. Quando arriveremo alla fine l’impatto ambientale di Taranto sarà il migliore di tutta Europa, questo lo dobbiamo dire chiaramente a tutti”. E’ questo che invece dice a chiare lettere il vice presidente e amministratore delegato di Arcelormittal Italia, Matthieu Jehl.
“É molto importante che tutte le persone capiscano – sottolinea Jehl – che lavoriamo su tutti gli aspetti dell’ambiente: polveri diffuse, i camini per trovare soluzioni alle emissioni che arrivano anche sul suolo, sull’acqua. Lavoriamo su tutti i tipi di impatti che possono arrivare dalla nostra produzione”.
Nel futuro dell’ex Ilva per il vice presidente di ArcelorMittal “il principio è di abbassare al minimo le diossine, le polveri”. E sulle emissioni dice “siamo a posto”. “La prima cosa che tutti devono capire – aggiunge – è che questo di Taranto è il sito più monitorato di tutta l’Europa. E questo è importante anche per noi perché tutte le autorità possano verificare ogni giorno che dal punto di vista delle emissioni siamo a posto. In trasparenza lavoriamo con l’Ispra, con l’Arpa, con l’Asl”.

E sulla cruciale questione dell’immunità penale nelle mani della Consulta, Matthieu Jehl è categorico: “L’immunità penale è un concetto che non esiste. Dobbiamo essere chiari su questo. Non abbiamo mai parlato di immunità penale ma noi siamo qui per risolvere problemi che arrivano dal passato. La tutela legale era prevista dal momento del contratto. Noi non possiamo essere responsabili dei problemi del passato. Fa parte delle ipotesi di base del contratto di affitto”.
“La continuità della tutela legale del contratto è fondamentale – conclude -. Se andiamo via noi non verrebbe nessun altro. Nessuno può gestire tutto questo senza tutela. Questo è il principio”.

2 Commenti
  1. Fra 1 mese ago
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    Ma se in questo giornale non si legge altro che l’emissioni di polveri sottili aumentano ,mentre adesso con l’immunità si sono ridotte . Caro Jehl i avete in mano la più grande azienda d’Italia e per le incapacità governative è stata svenduta al migliore offerente soltanto perché lo stato non può farsi carico di oltre diecimila persone che non sono soltanto tarantini ,adesso cercate di rendere quel maledetto posto più decente ,si tira a campare e questo non va assolutamente bene .il movimento cinque stalle ha fallito e associato ai sinistri distruggerà ulteriormente l’immagine di una città condannata al nulla ,di certo non è colpa di jehli se siamo sommersi dalla spazzatura ad esempio ,ma se gli impianti sono combinati male adesso siete voi i padroni del cappero ,pertanto potreste pure sostituire i pezzi rotti e ripristinare gli impianti ormai alla frutta ,soltanto così sarete degni dell’immunità ,ad ora vi hanno fatto un regalo a noi sgradito .

  2. Vito 1 mese ago
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    Senza immunità andiamo via.
    Certo! Sono coscienti del fatto che a “Taranto” l’acciaio senza inquinamento ambientale è impossibile produrlo, quindi senza immunità si va via! Bel ricatto del CAXXO!
    Andate pure via, Taranto potrebbe andare avanti senza siderurgico, si potrebbe pensare al turismo, basta guardare cosa succede sulla costa Romagnola, senza dimenticare l’agricoltura, che senza rendercene conto, vanta il primato di primo produttore in Europa di Uva, oltre che Agrumi.
    Taranto possiede molte risorse, bisogna solo lavorare sulla mentalità Tarantina..

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