IL DOPO ILVA

Ambiente la sfida di Mittal

Ieri la presentazione dei nuovi proprietari del siderurgico

Attualità
Taranto venerdì 09 novembre 2018
di La Redazione
Matthieu Jehl, amministratore delegato di Am Italia
Matthieu Jehl, amministratore delegato di Am Italia © Tbs

«Non c’è una tonnellata d’acciaio che valga la pena produrre se non torniamo a casa nel pieno della salute».
È forse racchiuso in queste parole di Matthieu Jehl il messaggio di cambiamento che Arcelor Mittal vuole trasmettere alla città.
L’amministratore delegato di AM Italia si è presentato così al debutto di fronte ad una affollata platea di giornalisti e insieme allo stato maggiore dei nuovi proprietari dell’azienda siderurgica.
Al suo fianco, nella conferenza che si è tenuta allo stabilimento mercoledì 7 novembre, ci sono Mark Vereecke, coordinatore dei piano di investimento, e Cristina Moro Marcos, responsabile Regulation e Technology.
L’impronta multinazionale è anche nella variegata provenienza geografica dei nuovi manager chiamati a guidare la nuova era del più grande impianto siderurgico d’Europa.
«Abbiamo il piano ambientale più ambizioso di sempre».
Lo sottolinea, Matthieu Jehl, consapevole che questa sarà la sfida da vincere per riscrivere in positivo il rapporto della fabbrica con la città. 1,15 miliardi di investimento, tra i quali spiccano i 300 milioni di euro per la copertura dei parchi, i 200 milioni per il revamp delle cokerie, i 167 milioni per il trattamento delle acque e i 35 per i filtri all’impianto di agglomerazione. 1,15 miliardi ai quali si aggiungono 1,25 miliardi del piano industriale. L’impegno è anche quello di realizzare alcuni interventi prima della scadenza prevista.
L’obiettivo è di passare dall’attuale produzione di 4,5 milioni di tonnellate a 6 milioni annue. Jehl sa benissimo di ereditare una situazione pesante: «Oggi questa azienda perde 20-25 milioni di euro al mese, ma abbiamo un potenziale enorme. Possiamo recuperare rapidamente i risultati. Vogliamo fare di Am Italia il punto di riferimento in Europa».
Escluso, comunque, il ricorso alla decarbonizzazione.
Arcelor Mittal confida nel proprio know how (più volte è stato sottolineato che si tratta di tecnologie best-in-class) per abbattere polveri, diossine e veleni che hanno prodotto sofferenze e insofferenze. E in questa ottica va letto l’investimento di 10 milioni di euro per realizzare il Centro Ricerche e Sviluppo, che prevede collaborazioni anche con l’Università.
Sulle altre due note dolenti, indotto e criteri delle assunzioni, Jehl è stato chiaro, ma disponibile al confronto: «Per le assunzioni abbiamo rispettato tutti i criteri dell’accordo sottoscritto il 6 settembre, ma se ci sono anomalie ne parliamo con i sindacati e troveremo una soluzione».
Per l’indotto, la prossima settimana è previsto un incontro con i rappresentanti delle imprese per ridefinire i rapporti. E a proposito di rapporti, ci sono quelli con le istituzioni: «Vogliamo avere buone relazioni con tutti». (e.f.)

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