20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

Attualità

Ilva, Fim Cisl: l’unico tavolo di crisi è quello a Palazzo Chigi

Il Sindacato contrario alla moltiplicazione dei tavoli sulla vertenza Ilva

Fim Taranto
Fim Taranto
Il Sindacato: “Il nostro tavolo di crisi IIva è solo quello istituito a Palazzo Chigi. Evitare confusione attraverso la nascita di nuovi tavoli, perché i lavoratori e i cittadini meritano risposte immediate”.
Cosi il segretario generale aggiunto della Flm Cisl Tarante Brindisi Bìagio Prisciano interviene all’indomani dell’incontro convocato in Regione dal governatore della Puglia, Michele Emiliano.
«Un incontro interlocutorio- aggiunge Prisciano – nel corso del quale si è parlato dei vari aspetti della vertenza, mostrando  su più fronti preoccupazioni per la situazione venutasi a creare. Rispondere all’invito del Presidente Emiliano era un atto doveroso e cogliamo con piacere anche l’apertura regionale a voler richiamare ArcelorMittal al rispetto degli accordi. Naturalmente, questo non significa condividere eventuali nuovi percorsi.
Il fatto che lo stesso Emiliano – come apprendiamo dalla stampa – chieda mandato alle organizzazioni sindacali è alquanto imbarazzante, poiché il Presidente della Regione ha già un suo ruolo istituzionale. Come Fim abbiamo mostrato perplessità sulla convocazione di ulteriori tavoli proprio alla luce del tavolo istituzionale già aperto dal governc, e ribadiamo che per noi l’unica strada da percorrere è il rispetto dell’accordo del 6 settembre 2018.
Un accordo costruito pezzo dopo pezzo con tanta fatica e che ora rischia di naufragare per l’inadeguatezza fin qui dimostrata dal governo, attraverso un instabilità di posizione”.
«Si sapeva – continua la Fim -che quello dello scudo penale era la scappatela che Arcelor Mittal cercava ed è assurdo che il governo l’abbia concessa. Adesso – spiega Prisciano – si sta facendo di tutto per rincorrere la strategia migliore per tornare indietro. Ma a questo punto se l’alibi è lo scudo penale e quindi tutto l’impianto normativo, la prima cosa da fare è resettare tutto riportando l’accordo allo stato originario; reintroducendo, quindi, la norma già esistente dal 2015 con i commissari.
“Senza interventi scellerati Arcelor Mittal, così come stava facendo, nonostante le difficoltà, sarebbe stato obbligato a rispettare tutti gli impegni presi (poiché blindato dall’accordo) tra cui la piena occupazione alla fine del piano nei 2023 con reintegro dei lavoratori attualmente il Amministrazione straordinaria. Aspetti che a questo punto con l’intenzione di ArceIor Mittal alla restituzione degli asset ai commissari vengono messi in discussione. Nel frattempo – conclude Prisciano – lo stabilimento rischia di fermarsi».

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