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​Capodanno a tavola, tra leccornìe e prelibatezze​

E' il cenone che pone fine all’overdose di calorie “immagazzinate” durante le feste natalizie

Attualità
Taranto lunedì 31 dicembre 2018
di Giuseppe Mazzarino
​Capodanno a tavola
​Capodanno a tavola © n.c.

Coraggio, ancora uno sforzo. Manca solo il cenone di Capodanno e poi sull’overdose di calorie e chilogrammi (per non dire di glucidi e lipidi) calerà il sipario e si potrà tentare di rientrare nei vestiti ed in parametri di sicurezza per la salute (magari ricorrendo all’ausilio di un prezioso e gustoso manuale di cucina della salute ma non penitenziale, del quale abbiam già parlato: “Le strade del ben-essere. Tra gastronomia e buon gusto”, di Maria Celeste Eusebi, Scorpione editrice).

La notte del 31 ognuno si sbizzarrisce come vuole nel comporre un cenone luccicante e ricco di leccornie, meglio se costose – proprio come lo sfarzo della tavola: perché una accorsata superstizione vuole che lo stato in cui ci si trova a Capodanno (intendendo proprio il momento del passaggio dal 31 dicembre al 1° gennaio) durerà per tutto l’anno. E allora vai, secondo i gusti, con i frutti di mare, ostriche in primis; con salmone storione e pescespada affumicati; con blinis e caviale; col foie gras; con gli ultimi tartufi; con scampi, gamberoni, aragosta...

Non ci sono ricette specifiche e tipiche, dicevamo, con l’eccezione – dopo cena, proprio mentre a mezzanotte l’anno vecchio toglie il disturbo e passa le consegne al nuovo, fra i botti incivili e quelli, molto più moderati, civili ed allegri dello champagne o degli ottimi spumanti italiani – del cotechino (o di zampone: i due insaccati sono molto simili ma non sono uguali: l’involucro cambia, il cotechino è farcito in un budello di maiale, lo zampone in una zampa di maiale svuotata; nel caso dello zampone la cotenna di maiale rilascia più grasso) e delle lenticchie; le quali ultime simboleggiano proprio il danaro (le monete, un tempo preziose, oggi declassate per potere d’acquisto), e quindi la consegna è: mangiatene più che potete. Per restare in tema di lenticchie (peraltro ricche di proteine vegetali, fibre e ferro), ecco una ricetta semplice semplice, presa dal Cucchiaio d’argento.

Ingredienti: 250 grammi di lenticchie secche, 100 grammi di pancetta a cubetti, 1 cipolla, una costa di sedano, una carota, una foglia di salvia, 400 grammi di polpa di pomodoro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe nero. Mettete le lenticchie a bagno in acqua fredda per alcune ore. Eliminate quelle venute a galla, sgocciolate le altre e mettetele in una casseruola. Copritele con acqua fredda e lessatele per 1 ora. Mondate le verdure e riducetele a dadini molto piccoli. Scaldate tre cucchiai d’olio in un tegame, fate rosolare la pancetta e unite la dadolata di verdure e la salvia. Dopo 10 minuti aggiungete la polpa di pomodoro tritata oppure tre pomodori freschi, rossi e maturi, spellati, privati dei semi e tagliati a cubetti. Regolate di sale e pepe, cuocete per 15 minuti. Sgocciolate le lenticchie lessate, versatele nel tegame del soffritto e lasciate insaporire per dieci minuti a fuoco basso. Ottime servite calde, si possono gustare anche fredde. Fra le tante varianti possibili, c’è chi aggiunge zenzero al soffritto, chi peperoncino, chi preferisce condire dopo la cottura, già nel piatto, col cosiddetto “olio santo” (olio extravergine d’oliva con peperoncino in infusione). Ci sta bene anche l’alloro. I vegetariani possono, ovviamente, eliminare la pancetta. Il piatto non ne soffrirà...

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