Attualità

“Mentre crolla l’acciaieria noi abbiamo già perso 5mila posti di lavoro e 800 imprese non esistono più”

Protesta anche il settore edile


 

Oggi sit in degli edili nel cuore della città vecchia di Taranto. Il grande cantiere virtuale per le opere di riqualificazione urbana della città: simbolo però del degrado e dell’abbandono, malgrado le ingenti risorse che hanno riguardato ad esempio piani di rilancio e studi e progettazioni internazionali.
A distanza di otto mesi dallo sciopero nazionale delle costruzioni in cui chiedevamo un rilancio del settore necessario non solo per gli operai del comparto ma per l’intero sistema paese, risposte non ne abbiamo, – dice Francesco Bardinella, segretario generale della FILLEA di Taranto – e mentre a Taranto e a livello nazionale si discute del grande dramma che coinvolge i lavoratori dell’acciaieria e quelli del suo indotto (tra questi anche migliaia di edili ), noi abbiamo già perso 5mila lavoratori, 30 milioni di massa salari e quasi 800 imprese non esistono più.

“Siamo allo stremo delle forze – continua Bardinella – eppure avevamo risorse e priorità individuate chiaramente nel decreto n. 1 del 2015 che di fatto gettava le basi per l’istituzione del CIS (Contratto istituzionale di Sviluppo per Taranto) e che segnava come tappe fondamentali per il futuro di questo territorio voci importanti come la bonifica dentro e fuori la fabbrica, la rinascita del centro storico, il porto, addirittura la costruzione del nuovo ospedale o la dotazione infrastrutturale. C’erano e ci sono risorse, ma quel CIS svuotato e indebolito oggi è la cartina di tornasole di un disimpegno verso Taranto che potremmo pagare presto non solo in termini di occupazione diretta, ma anche di economia diffusa, oltre che in termini di salute ambientale e sanitaria”.

 

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