29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Attualità

«Se chiude l’Ilva addio al porto» II presidente Assoporti «L’80% del traffico è legato all’acciaieria»

Intervista pubblicata sul quotidiano Il Tempo


 Parla Daniele Rossi, presidente di Assoporti «Se chiude l’ex Ilva muore anche il porto»

L’80% del traffico legato all’acciaieria. Riconversione lunga e costosa.

di MASSIMILIANO LENZI, sul Tempo

Cominciamo dalle note dolenti: se l’Ilva chiudesse quanto perderebbe il porto di Taranto?

«La movimentazione di merci nel porto di Taranto, che complessivamente è di circa sedici milioni di tonnellate, è fortemente condizionata dallo stabilimento Ilva che rappresenta oggi circa il 70-80% del traffico complessivo. Ovviamente in caso di chiusura o forte ridimensionamento dello stabilimento il porto dovrebbe avviare una razionalizzazione degli  spazi per favorire l’ingresso di altre attività logistiche. Operazione non semplice perché le aree e le relative infrastrutture sono concepiti per i traffici attuali, quindi sarebbe necessario un importante lavoro di adeguamento ai nuovi utilizzi. Nuovi utilizzi che comunque devono essere individuati».

Quanti portuali rischierebbero il posto? «Non lo so, ce ne sono già 500 a casa con l’indennità dal 2012, e la chiusura dell’Ilva è uno scenario che non voglio neanche immaginare. Oltre ai lavoratori del porto ci sono quelli dell’indotto, in particolare nel settore dei trasporti e della logistica sono centinaia di piccole e medie aziende».

Possiamo vivere solo di business turistico portuale?

«Il turismo croceristico e dei traghetti rappresenta per il nostro sistema portuale circa ventotto milioni di passeggeri imbarcati e sbarcati all’anno. Non c’è dubbio che il turismo sia una quota molto importante del business portuale. Nonostante questo non possiamo immaginare che un paese di oltre sessanta milioni di abitanti possa vivere di solo turismo. La produzione industriale è fattore indispensabile e irrinunciabile per lo sviluppo economico del Paese e per la portualità nazionale. Mi permetto di ricordare che i lavoratori diretti portuali sono oltre ventimila, ai quali si sommano quelli indiretti dell’indotto e del trasporto, complessivamente parliamo di qualche centinaio di migliaia di lavoratori».

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2 Commenti
  1. Fra 2 anni ago
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    Ascolti parliamo soltanto di Taranto ,e Taranto non è altro che il fanalino di coda di queste sessanta milioni di persone ,non ci faccia la morale ,piuttosto non faccia lo speculatore con il fondo schiena dei tarantini . Sicuramente questa discarica di azienda non chiuderà e allora tutti scaricheranno le colpe su di essa . Una volta si usava dire pensa alla salute !

  2. Andrea 2 anni ago
    Reply

    Se i soldi che nel corso degli anni sono stati dati all’Ilva fossero rimasti nelle tasche delle aziende lombardo-venete, queste avrebbero creato il triplo dei posti di lavoro creati artificialmente a Taranto. In aggiunta, l’aria di Taranto sarebbe migliore equalche turista in più sceglierebbe quella zona (magari quei pochi che hanno voglia di fare lo slalom tra l’orrendo abusivismo edilizio che dilaga nel sud, in Puglia e nel Salento).

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