"Nessuno goda più dell'impunità"

Attualità
Taranto martedì 29 gennaio 2019
di La Redazione
Il Siderurgico
Il Siderurgico © Tbs

«L’accusa è di particolare rilevanza: “grave disastro ambientale” che avrebbe creato un “grave pericolo per la pubblica incolumità”. Gli imputati sono nove e il faro acceso dalla magistratura punta su quanto è avvenuto dal 1995 vicino alla discarica Mater Gratiae dell’Ilva, situata fra Taranto e Statte. PeaceLink è stata individuata dalla magistratura come “parte offesa” e come tale è stata ufficialmente avvisata dal gup (giudice udienza preliminare) Pompeo Carriere dell’udienza preliminare». Così Fulvia Gravame, resposabile del nodo PeaceLink di Taranto e Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink. «E’ stato il pubblico ministero Mariano Buccoliero a richiedere l’emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dei nove imputati. Gli imputati sono accusati di un “medesimo disegno criminoso” in concorso fra loro relativo allo sversamento di circa 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale situati sull’argine sinistro della Gravina Leucaspide (tra Taranto e Statte) e della mancata messa in sicurezza di diverse discariche abusive a cielo aperto relative agli stessi rifiuti. Si tratta di un enorme quantitativo di rifiuti, corrispondente al peso di circa 5 milioni di automobili». Continuano Marescotti e Gravame: «PeaceLink ha tenuto gli occhi aperti e sarà la sentinella di quella parte della comunità che non accetta più simili atteggiamenti incivili. La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Straburgo - che ha dato ragione ai cittadini - ci incoraggia ad andare avanti perché a Taranto nessuno goda più dell’impunità».

«Da un primo approfondimento sulla sentenza Cedu sul caso Ilva, emerge la grave assenza di misure preventive e controlli da parte della pubblica autorità nel periodo di tempo indagato dalla Corte, che ha condotto alla violazione dei diritti alla vita ed alla salute dei cittadini di Taranto. Il Governo in carica abbia il coraggio di una scelta politica forte e definitiva: non impugni innanzi alla Grande Chambre della Cedu la sentenza ed elimini per legge la follia giuridica dell’immunità penale. La Corte non ha però stabilito un risarcimento per i danni morali di ciascun cittadino ricorrente. Chiediamo che si quantifichi con legge dello Stato il risarcimento per il “danno ecologico” a tutta la comunità tarantina, 200mila italiani che hanno visto violati i propri diritti, per un ulteriore miliardo di euro aggiuntivi rispetto alle misure già previste. Solo così si segnerebbe un cambio di passo rispetto al passato, ai soprusi subiti dai cittadini di Taranto, alle tesi negazioniste lette addirittura negli atti difensivi del Governo. La Regione Puglia continuerà la sua battaglia politica e culturale per la decarbonizzazione e profonderà ogni sforzo perché si giunga immediatamente ad una valutazione del danno sanitario preventiva”. Lo dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che è a Bruxelles: cambiamenti climatici e politiche spaziali al centro della missione.

Sulla sentenza Cedu è intervenuto anche il consigliere comunale Massimo Battista: «La sentenza riconosce che, i cittadini che avevano presentato ricorso, hanno ragione, lo Stato italiano con condotte a dir poco folli, mi riferisco ai dodici decreti che tengono nei fatti in vita lo stabilimento, ha messo a serio rischio la salute dei cittadini di Taranto. Sono diversi i Governi italiani coinvolti, e praticamente tutti i partiti che in questi anni hanno guidato il paese, dal PD a Forza Italia, fino all’attuale Governo a guida M5s/Lega che non hanno provveduto a fermare gli impianti inquinanti.
Lo Stato italiano secondo il Cedu deve immediatamente fermare le fonti di rischio sanitario che pendono sulla testa dei tarantini. Mi sarei aspettato dagli eletti a Taranto per il Movimento 5 stelle una pronta presa di posizione, ero con loro quando in campagna elettorale parlavano di chiusura davanti la fabbrica e per le vie della città. Invece il silenzio è assordante. Probabilmente attendono notizie da Roma, o più probabilmente aspettano che qualcuno dica loro cosa poter scrivere».

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