Attualità

Ambiente, salute e sicurezza. Cisl studia con Asl e Spesal

L'ambiente ora è ok, ma sulla sanità pagheremo i dati di quando non lo era


Conoscenza, formazione, corretta informazione, cultura della sicurezza, necessità di confronto continuo con la scienza e con le buone pratiche realizzate altrove: sono stati gli obiettivi alla base della giornata di studio e di approfondimento sui temi “Ambiente, Salute, Sicurezza” che ha impegnato il Gruppo dirigente della Cisl Taranto Brindisi, giovedì mattina presso la sede territoriale di Taranto.

Il segretario generale territoriale Antonio Castellucci introducendo i lavori ha sottolineato come in un contesto di formazione la Cisl prosegue nel dotare il  Gruppo dirigente della conoscenza che arricchisce la sensibilità su questi temi e le competenze necessarie alla miglior tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro.”

   Determinante, in tal senso, ha proseguito Castellucci  “il confronto continuo con gli Enti di servizio, la Asl nel caso odierno, per comprendere di prima mano i processi in atto in una città come Taranto che, in queste settimane, è agli onori della cronaca nazionale per le vicende che riguardano l’ex Ilva ma su cui si moltiplicano spesso e volentieri notizie tanto strane quanto infondate, riguardo ai livelli di inquinamento e di mortalità correlata, alle malattie tumorali, alla presunta scarsissima salubrità anche dei terreni.”  

Ha tenuto una relazione quindi il dott. il Dott. Michele Conversano, Direttore Dipartimento Prevenzione della Asl/Ta: “A Taranto vi è un problema di conoscenza, nonostante sia la città più studiata e più sotto controllo in pochi vedono i dati che bisogna saper leggere e raccontare consapevolmente e analiticamente”.

Per questo il dottor Conversano ringrazia la Cisl per aver organizzato questa giornata di studio e approfondimento. 

“Per esempio- dice- c’è qualcuno che mette addirittura in discussione le centraline che sono però le stesse, ma aumentate, che diedero i dati allarmanti per cui si è incardinato il processo penale. 

Bisogna partire con la consapevolezza che ci sono patologie che emergono anche dopo 40 anni dall’esposizione.

Il che vuol dire che l’nquinamento degli anni passati lo pagheremo ancora negli anni a venire. Anche se spegniamo tutto adesso, l’eccesso a lungo termine rimane e ci aspettiamo di mantenerlo. Chi è stato esposto ad amianto subira conseguenze che si verificheranno tra altri venti anni, perchè hanno alterato i cromosomi e la genetica.

Per esempio l’Asbestosi che è legata alla dose correlata di amianto è quasi sparita perchè sono sparite quelle quantità, ma si scatena ancora il mesotelioma perchè è invece legato ad esposizioni anche occasionali 40 anni prima”.

“Per questo – dice Conversano- anche se oggi vi è rispetto dei limiti ambientali, possono esserci ancora, e ci saranno, eccessi di danni sanitari. 

Ed è per questo che noi a Taranto adottiamo il principio della massima precauzione. Per esempio nei Wind days il pm10 arriva massimo a 30, quando limite è 50, ma noi comunque diciamo a Ilva di ridurre produzione del 10 per cento e consigliamo delle precauzioni ai cittadini. 

Così come per precauzione abbiamo fatto chiudere le scuole a ridosso delle collinette, prima della loro messa in sicurezza.

Che non è una bonifica, perchè quella comporterebbe smantellare tutto e chissà se e quando potrebbe essere fatta, ma è lo stesso metodo utilizzato per l’amianto che viene incapsulato.

Tutto questo naturalmente nonostante le centraline nella scuola abbiano dimostrato che non c’era nulla, ma noi per il principio di massima precauzione abbiamo fatto mettere i filtri e tutto il resto. 

Questo non vuol dire che c’e allarme, esattamente il contrario. 

Per esempio quando l’istituto Superiore di Sanità ha detto che a Taranto vi erano 650 bambini malformati in pochi hanno saputo leggere quel dato. Il dottor Forleo, primario di neonatologia, ci ha provato ed è stato aggredito. Quel dato diceva che vi erano 650 bambini malformati in 15 anni, ma erano divisi per quinquenni. Dal 2002 al 2005 c’erano stati 53 casi in piu, nel secondo 11 e dal 2011 al 2015 uno. 

Ora è chiaro che dobbiamo puntare a zero, perchè anche quel solo caso è grave, ma dobbiamo sapere che si parla di questo. Se gridiamo senza conoscere non otteniamo l’effettozero. 

Quindi in definitiva nonostante siamo nei limiti dobbiamo avere precauzioni maggiori perchè scontiamo l’accumolo degli anni precedenti. 

Per quanto riguarda gli alimenti contaminati – dice Conversano- noi teniamo sotto controllo tutti i produttori di formaggio nei 20 km dall’area industriale, nessuno ha più riaperto con le modalita di Fornaro a cielo apeto in aree incolte, ma abbiamo dimostrato che se il terreno lo ari e pianti, la diossina si mescola. Per esempio nella Salina il livello è piu elevato perchè non è mai stata arata.

Ormai- precisa Conversano- è tutto sotto controllo. Tranne le cozze. Per il sistema illegale di smercio nel primo seno. Non vorrei che prima o poi qualcuno proponga che si butti a terra tutto ciò che c’è nello specchio del primo seno, per evitare la commercializzazione della parte illegale”.  

In conclusione Conversano sintetizza ciò che bisogna correlare sono tre fattori: “tempo, esposizione e salute”.

Vi è una riduzione di ricoveri acuti, che corrisponde a minore produzione e minore inquinamento, ma permane quella delle malattie a lungo termine.

Quindi al miglioramento della qualità dell’aria non può corrispondere un immediato minor danno sanitario, perchè va commisurato al tempo. Certo siamo sulla strada giusta. Se questo dipende dal fatto che Ilva produca un quarto di una volta o o abbia ammodernato gli impianti non sta a noi dirlo”. 

Segue la relazione del Dott. Cosimo Scarnera Responsabile dello Spesal Asl/Ta: “A Taranto il primo settore di incidenti sul lavoro è l’Edilizia e il secondo l’Agricolutura.

Mentre per l’industria la causa di malattia principale è sempre l’amianto che causa il mesotelioma, l’unica patologia tumorale classificata per causa-effetto. E sempre perchè ha un periodo di incubazione di 40 anni il picco di tumori lo avremo nel 2021.

Con Mittal è stato siglato un protocollo Amianto zero nel 2023 e ci auguriamo il programa vada avanti.”

Concludendo il dibattito Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl di Puglia: “Noi andiamo avanti con queste iniziative cercando di parlare non solo agli iscritti della Cisl ma a tutta la collettività, anche quella che mostra distacco e disinteresse, dobbiamo avere il coraggio di parlare a chi non vuole ascoltarci perchè in maniera preconcetta pensa che siamo schierati da una parte. Il nostro obiettivo è aiutare la collettivita ad avere chiavi di lettura oggettive, e lo si può fare solo studiando le relazioni delle autorità scientifiche e di controllo preposte. Sulla sanità sollecitiamo appropriatezza ma il confronto con la Regione Puglia continua ad essere estremamente problematico.”

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