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Udienza Ilva, la memoria di Arcelor contro i Commissari di Governo

Stralci del testo depositato al Tribunale di Milano


E’ stata presentata ieri sera dai legali di Arcelor Mittal la memoria difensiva al giudice civile di Milano in vista dell’udienza del 20 dicembre sul ricorso cautelare d’urgenza.

Il testo della memoria, di 57 pagine,  è stato reso noto dall’agenzia Adnkronos.

 

“In questa sede, le resistenti non replicheranno alle numerose frasi iperboliche, enfatiche e sarcastiche utilizzate dalle ricorrenti anche per attribuire una dimensione di estrema gravità politico-istituzionale a una controversia che, seppur molto importante, ha natura contrattuale e deve essere risolta un base alle applicabili norme del nostro ordinamento. Non è affatto vero che ArcelorMittal stia cercando un alibi per eludere i propri impegni contrattuali dopo averne compiuto una diversa valutazione per ragioni di convenienza economica”.

ArcelorMittal non ha bisogno di alibi“, laddove si elencano una serie di fatti come la protezione legale ritenuta “condizione necessaria”, la rappresentazione “lacunosa e fuorviante” da parte di ricorrenti sulle prescrizioni sull’altoforno 2 sin dal 2015, e gli interventi effettuati – dismissione e investimenti per 345 milioni di euro – rispetto ai quali tuttavia “ArcelorMittal si è trovata in una situazione completamente diversa da quella concordata a causa di decisioni e condotte altalenanti e imprevedibili di autorità pubbliche e soggetti istituzionali (come il governo e i commissari straordinari)”.

Se è “vero” il “rilievo strategico attribuito a uno stabilimento industriale non può essere strumentalizzato per costringere un investitore (come ArcelorMittal) ad accettare evidenti violazioni degli impegni contrattuali e lo stravolgimento del contesto (anche normativo) in cui sono stati assunti, imponendogli di continuare a svolgere l’attività produttiva come se nulla fosse e di accettare assurdamente il rischio di responsabilità penali che erano state escluse al momento e proprio in funzione del suo investimento”.

“ArcelorMittal ha pieno diritto a pretendere che non siano violare delle regole basilari nella conclusione ex esecuzione di un contratto anche se ha a oggetto un bene produttivo di particolare importanza”. In particolare si evidenzia come “dal rispetto di queste regole basilari dipende non soltanto la responsabilità dell’altro contraente, ma anche la credibilità di uno Stato e dei suoi governi in ambito nazionale e internazionale”. In questo senso, secondo i legali di ArcelorMittal, “il governo di uno Stato e i commissari straordinari che ha nominato non possono indurre una società a effettuare un enorme investimento perché ha confidato su un’apposita norma di legge e poi cambiare le ‘regole del gioco’ durante l’esecuzione del contratto; né possono obbligarla a continuare ad adempiere le proprie obbligazioni, senza sciogliersi dal vincolo contrattuale, in violazione di ordini della magistratura penale che di quello Stato è espressione”.

Il ricorso, “intriso di considerazioni politiche e demagogiche, tenta chiaramente di cavalcare l’onda mediatica e istituzionale che è montata negli ultimi mesi, alimentata anche da inappropriato dichiarazioni governative” con l’intento di “spezzare via ciò che conta davvero: i fatti, i documenti e le norme”.

“E’ molto più comodo per il governo e i commissari straordinari accusare l’investitore straniero di ‘voler scappare dall’Italia’ e distruggere asseritamente una grande industria nazionale, erigendosi a paladini di una legalità che loro stessi hanno ripetutamente calpestato con clamorosi inadempimenti pluriennali e arbitrari voltafaccia normativi, tipici di un Sistema che crede di poter fare tutto quel che vuole tranne che un’obiettiva autocritica sul modo con cui ha gestito i problemi di tale industria nonché i rapporti contrattuali con chi (come ArcelorMittal) ha tentato di risolverli mediante un enorme impegno imprenditoriale ed economico”.

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