29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 09:44:00

Attualità

I cassintegrati di Ilva in AS: “e noi che fine faremo?”

Il contratto del 2018 prevedeva il loro reintegro nel 2023


Gli operai ilva in AS, preoccupati per la bozza del decreto “Cantiere Taranto” – ad oggi sul tavolo nel governo, ma priva di contenuti per la salvaguardia ambientale e per l’ulteriore ridimensionamento occupazionale paventato dal nuovo piano occupazionale e industriale di Arcelor Mittal, questa mattina si sono autoconvocati in assemblea davanti alla portiria D del siderurgico tarantino.

Si apre così un altro fronte di protesta da parte di chi finora è stato dimenticato dal Governo e che è certamente la prima vittima sicura se il contratto dell’8 settembre 2018 dovesse saltare.

Sono i circa duemila lavoratori non assunti da ArcelorMittal nel passaggio delle consegne, e che sono rimasti in cassa integrazione straordinaria alle dipendenze di Ilva in AS .
Il contratto firmato da Dimaio con i sindacati prevedeva il reintegro totale per tutti loro nel 2023 sotto Mittal. Nel frattempo 300 sarebbero dovuti essere assunti da Ilva in As per lavorare alle bonifiche delle aree escluse, ovvero le aree non produttive interne al perimetro dello stabilimento (discariche). Cosa mai avvenuta da un anno dalla firma.

Questi lavoratori , che stamattina hanno tenuto un presidio davanti alla portineria D del siderurgico di Taranto , ora contestano la bozza del decreto sul Cantiere Taranto che sarà votata a gennaio.

In particolare, ciò che i cassintegrati di Ilva in as contestano sono i contenuti dell’articolo 4 della bozza di decreto legge li dove  stabilisce per gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato questi lavoratori “l’esonero del versamento del 100 per 100 dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo di 8.060 euro”. Si stabilisce poi che ai lavoratori a rischio esubero che attivino una impresa individuale, autonoma o una cooperativa, “è riconosciuto in un’unica soluzione un contributo pari al doppio del trattamento di cassa integrazione straordinaria che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto.
E ancora, recita la bozza di decreto, ai lavoratori che accettano una offerta di lavoro a più di 150 chilometri dalla propria residenza, “è riconosciuto un contributo mensile” per 12 mesi “pari al trattamento di integrazione salariale straordinaria che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto”. “

Questa bozza – sostiene Aldo Schiedi anche a nome degli altri lavoratori cassintegrati in forza ad Ilva in as -, che si dice voglia favorire e aiutare Taranto, difatto evidenzia tre cose: che gli esuberi ci saranno; che ArcelorMittal non ci riassumerà affatto; e che per i lavoratori che sono in questa situazione, si profila la prospettiva di dover andare via dalla propria città tant’é che si riconosce il contributo alla spese di trasferimento”.

“Noi contestiamo queste misure del decreto, chiediamo al sindacato di confrontarsi con noi, di discuterne con noi, perché non possiamo accettare ancora una volta misure e provvedimenti che ci vengono dall’alto senza alcun confronto preventivo col territorio” afferma Schiedi.

L’unica prospettiva per questi lavoratori al momento sono le 40 ore di corso di formazione di fondimpresa in cui stanno imparando a scrivere un curriculum, e quelli della Regione che partiranno, forse ad anno nuovo, e che dai primi elenchi annoverano corsi di cucina e giardinaggio.

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