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Coronavirus, il giallo di Torricella: intervista al Sindaco

Diverse le versioni riportate sulla permanenza a Codogno del primo paziente infetto. E il sindaco ammette che il fratello è andato a lavorare. La "quarantena fiduciaria" è scattata solo 3 giorni dopo.


 

Diverse le versioni riportate sulla permanenza del  paziente 1 di Torricella, riscontrato positivo al Coronavirus dopo il rientro da Codogno.

Il giallo nasce dal fatto che teoricamente non sarebbe stato possibile per lui lasciare la zona rossa in quei giorni, essendo già in vigore il decreto del Presidente del Consiglio che sanciva il divieto di allontanamento dai paesi focolaio.

Mentre il Ministro Speranza dice che nessuno ha potuto abbandonare Codogno dal 22, il consigliere regionale Turco dice che gli hanno dato il permesso di rientrare, e il paziente dice che poteva entrare e uscire tranquillamente.

Abbiamo intervistato il sindaco di Torricella, Michele Schifone, secondo cui il paziente non ha mai raggiunto Codogno.

Mentre ammette che il fratello, nel frattempo risultato anch’egli positivo al virus, è regolarmente andato a lavoro il giorno successivo e solo i datori della ditta,  una volta saputo che era stato a contatto con il fratello rientrato dall’aeroporto, lo hanno mandato a casa.

La “quarantena fiduciaria” per i 3 pazienti infetti a Torricella è partita solo ieri a distanza di tre giorni. 

 

“È arrivato a Torricella lunedì 24 febbraio, con un volo serale da Malpensa a Brindisi e da lì- ci riferisice  il Sindaco Michele Schifone– ed è andato direttamente a casa, in cui vive solo con la moglie, a Marina di Torricella, località Trullo di Mare. Ancor prima di arrivare ha contattato la polizia municipale e l’amministrazione avvertendo stesse rientrando da una zona focolaio. I vigili gli hanno detto di rimanere a casa e avvertire i numeri verdi ministeriali in caso di peggioramento dello stato di salute”. Di questo abbiamo prova anche tramite una richiesta che il ragazzo ha fatto pubblicamente sulla pagina ufficiale del Comune di Torricella su facebook.

“La mattina seguente – ci racconta il Sindaco- mentre mi stavo recando in Prefettura per la riunione convocata con la Asl e i Sindaci della Provincia, ho ricevuto una telefonata del consigliere regionale Peppo Turco, il quale mi avvertiva di essere stato contattato dal ragazzo,  suo conoscente,  le cui condizioni di salute erano peggiorate. Il consigliere Turco ha provveduto a contattare gli organi sanitari competenti, e immediatamente l’autoambulanza dedicata ha prelevato il paziente dall’abitazione trasferendolo nel reparto specifico dell’ospedale Moscati”.

La moglie è invece rimasta a casa, e secondo il Sindaco non è piu uscita avendo a disposizione le provviste necessarie.

Diversa la situazione per il Fratello che era andato in aereoporto a prenderlo per portarlo a Torricella. Il Sindaco Schifone ci conferma che questi “il giorno successivo al contatto con il paziente infetto, quindi martedì 25, si è regolarmente presentato sul luogo di lavoro. Solo dopo aver comunicato al suo capo che la sera prima era andato in aereoporto per prendere suo fratello che tornava da Codogno, i responsabili sul luogo di lavoro gli hanno detto di andare immediatamente a casa”.

Come ci comunica il Sindaco solo nella giornata di ieri, giovedi 27, è effettivamente partita la quarantena fiduciaria attraverso la notifica di un’ufficiale ordinanza partita dal Comune di Torricella per obbligare a rimanere in casa tutte le persone che sono entrate in contatto con il trentatreenne infetto.

Al contempo è partito tramite protezione civile nazionale il controllo a tutte le persone che sono state in aereo con lui e che sono state appositamente richiamate per effettuare il tampone.

Al Sindaco abbiamo chiesto anche come sia stato possibile per il ragazzo partire da Codogno eludendo la zona rossa. Secondo la ricostruzione che ci ha riferito Schifone, lui “non sarebbe mai effettivamente arrivato a Codogno. Era partito- riferisce il Sindaco- per andare a trovare sua madre, ma arrivato a Lodi per via della zona rossa non ha mai raggiunto il comune focolaio. Da Lodi dunque, fuori dalla zona rossa, è poi potuto tranquillamente ripartire”.

Su questo particolare, su cui si gioca il rispetto dell’ordinanza contenuta nel decreto del Governo emanato sabato 22, ovvero l’istituzione della zona rossa con divieto di entrata e uscita dai primi 11 comuni focolaio, risultano diverse versioni.

Ad esempio secondo la ricostruzione riferita dal dottor Conversano, Direttore del dipartimento prevenzione della Asl Taranto, il paziente si è invece recato si a Codogno, ma solo il 20 febbraio, cioè, secondo Conversano “è entrato e uscito prima che scattasse la zona rossa”.

Fosse vera questa ricostruzione dunque il paziente, prima di rientrare a Torricella,  è rimasto altri 4 giorni a Lodi successivamente al contagio.

Quanto a Torricella, il Sindaco ci dice che a seguito della conferma del contagio del paziente, ha deciso in via del tutto precauzionale di chiudere temporaneamente le scuole, e di invitare i cittadini a non recarsi presso gli uffici comunali.

“La moglie del ragazzo infetto- ci racconta Schifone- è in contatto continuo con il personale della Asl che ne monitora lo stato di salute in attesa dei risultati del tampone. Inoltre la famiglia, compreso il ragazzo, si sono messi subito a disposizione delle autorità per ricostruire tutti i passaggi e gli spostamenti di quei giorni e risalire a tutte le persone con cui sono entrate in contatto e identificarle. Dopo i risultati dei tamponi effettuati, se dovessero risultare tutti negativi, i cittadini di Torricella, ora giustamente preoccupati ma collaborativi- dice il Sindaco- potranno tornare alla normalità”.

 

Annarita Digiorgio

2 Commenti
  1. Elena 1 mese ago
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    Cosa dovremmo dire e pensare a questo punto he non si sia già detto?Hanno agito da irresponsabili…per usare un termine delicato…

  2. Anna 1 mese ago
    Reply

    Disonesti, tutti collusi

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