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Riforma della Prescrizione, l’analisi dell’Avvocato Fischetti

TarantoBuonasera ha avviato sulle sue pagine un dibattito sulla Riforma della Prescrizione. Dopo l'avv. Mirella Casiello e Guglielmo De Feis, oggi l'analisi dell'avvocato Francesco Fischetti.


La riforma della prescrizione è il tema scottante che oramai da settimane è tra i primi punti all’Ordine del giorno dell’agenda del Governo.

La conseguente discussione politica, però, non può rimanere chiusa all’interno dei Palazzi, ma deve, inevitabilmente e necessariamente, coinvolgere tutti gli attori del sistema Giustizia. Il tema impone un serio coinvolgimento dei cittadini che saranno indistintamente colpiti dalla riforma.

Dopo settimane di dibattito, lo scorso 13 febbraio, il CdM ha approvato la riforma del processo penale contenente il “Lodo Conte” sulla prescrizione.

Entrando nel merito, secondo quanto previsto dalla riforma, i processi penali dovrebbero concludersi in quattro anni e dovrebbe entrare in vigore una diversa applicazione dell’istituto della prescrizione in caso di assoluzione o di condanna in primo grado.

Le novità previste dal Lodo Conte, si appalesano – per utilizzare le parole del Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Avv. G. Caiazza – come un “obbrobrio in materia di diritto penale e processuale”. 

Non si può non essere d’accordo con il massimo rappresentante dei penalisti italiani che stigmatizza, altresì, l’ ingiustificabile atteggiamento di chiusura del Governo nei confronti della categoria. 

Oggi, il compito dell’ Avvocatura è quello di mantenere alta l’attenzione ed evidenziare la stortura della riforma sulla quale aleggia lo spettro dell’incostituzionalità che non può essere merce di scambio politico e collante per la tenuta delle maggioranze parlamentari. Purtroppo, si continua ad assistere ad un’attività legislativa compulsiva e giustizialista, spinta dall’unica esigenza di dare risposte alla “pancia”, anziché affrontare il problema nella sostanza. 

E’ evidente, infatti, la disparità di trattamento tra imputati che verrebbe a determinarsi dalla sospensione dei termini di prescrizione prevista solo in caso di condanna; inoltre, la contraddittorietà della novella si evince ove solo si consideri che la pena rischierebbe di diventare esecutiva anche quindici anni dopo i fatti contestati, tanto in dispregio dell’Art. 111 della Costituzione che sancisce la ragionevole durata del processo.

E’ opportuno ribadire che la prescrizione dei reati non è un privilegio per pochi, ma un istituto che salva tutte le parti processuali dal processo infinito. In uno Stato di diritto non possiamo permetterci di avere imputati a vita; non è concepibile che un imputato possa rimanere tale per anni con evidenti ripercussioni sul piano personale. Allo stesso modo è impensabile che una persona offesa da un reato, già provata e danneggiata dal reato stesso, possa rimanere in attesa di Giustizia per anni o, addirittura, all’infinito. 

Certa politica dovrebbe smettere di speculare sul continuo scontro tra le parti che – nel caso di specie – sta contrapponendo rappresentanti dell’Avvocatura da un lato e della Magistratura dall’altro.

I populisti dovrebbero confrontarsi con la realtà e con le responsabilità di Governo, invece, viviamo nella stagione in cui la “followship” ha sostituito la “leadership”: quella innata capacità che i nostri padri, a partire dai costituenti, avevano di ragionare e far comprendere ai cittadini quali fossero le scelte legislative migliori, tese alla crescita sociale e culturale del nostro Paese.

Chi assume ruoli di Governo dovrebbe accorciare le distanze tra le parti e dovrebbe essere in grado di affrontare una riforma di tale portata riconoscendo le proprie responsabilità relative alla carenza di personale negli Uffici giudiziari e alla inadeguatezza delle strutture.

Urge restituire dignità alla categoria degli Avvocati, i quali non possono essere degli “azzeccagarbugli” in grado di dilatare i tempi di un processo. Gli Avvocati esercitano la professione alla ricerca della verità e per la difesa dei diritti di cui ogni cittadino gode; sono parti di un processo e, pertanto, dovrebbero godere di pari dignità sia all’interno che all’esterno delle aule di Giustizia.

 

Avvocato Francesco Fischetti

                                                          

1 Commento
  1. vincenzo 6 mesi ago
    Reply

    ad evitare interpretazioni varie che provengono da destra – sinistra e centro, perchè non si combatte tutti insieme per una solo legge che è quella che usano il 99,99% degli Stati (lo 0,001 sono l’Italia e la Grecia). Così non si scontenta nessuno. Il colpevole di un reato accetterà la condanna perchè prima di commettere qualcosa sà che, se scoperto pagherà, quanto prevede il Codice Penale; la vittima non rimarrà delusa dalla prescrizione dell’autore del reato che lo ha danneggiato, che può tornare allegramente a delinquere tanto…….-

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