Attualità Cronaca

Imperversava il colera ma uscirono i Santi Medici

La processione dei Santi Medici del 1973 a Taranto (archivio Nicola Cardellicchio)
La processione dei Santi Medici del 1973 a Taranto (archivio Nicola Cardellicchio)

Correva l’anno 1973… A centinaia i tarantini erano in attesa su via Garibal­di, davanti a vico Zippro così come accade ogni 26 settembre, giorno della grande processione dei Santi Medici Cosma e Da­miano.

L’orario di uscita era passato da un pezzo e la folla cominciava a rumoreggiare: sembrava pro­prio che quell’anno le statue non dovessero uscire su dispo­sizione del prefetto per motivi di ordine igienico-sanitario. La tensione non accennava a dimi­nuire e i più facinorosi minac­ciavano di andare a prenderle a ogni costo, anche con la forza, se fosse stato necessario.

La processione dei Santi Medici del 1973 a Taranto (archivio Nicola Cardellicchio)
La processione dei Santi Medici del 1973 a Taranto (archivio Nicola Cardellicchio)

Il ricordo di quella giornata a chi ha raggiunto una certa età, torna a galla nella memoria stimolato dagli attuali accadi­menti del Coronavirus. Allora imperversava l’epidemia di una malattia che, solo a nominarla, metteva i brividi: il colera. Vei­colo di propagazione (narrano le cronache dell’epoca) sarebbe stata una partita di mitili d’in­certa provenienza. I primi casi si registrarono a Napoli per poi diffondersi nel capoluogo joni­co.

Ovviamente salirono sul banco degli imputati le cozze, prodot­te, oggi come allora, in gran quantità nei nostri mari. A Mar Grande si smantellarono i carat­teristici “giardini” e fu decre­tato il blocco della vendita dei frutti di mare, ma tanti taranti­ni, sfidando la sorte, continua­rono ugualmente a mangiarne in gran quantità, talvolta addi­rittura crudi con un goccio di limone. Questo, grazie alla ven­dita clandestina a prezzi… di li­quidazione dei mitilicoltori, che cercarono di recuperare almeno le spese di produzione.

In quei giorni avvenne il trasfe­rimento del mercato all’aperto di piazza Marconi: vero scan­dalo dal punto di vista igienico-sanitario, soprattutto perché a neppure cinquanta metri dal reparto Infettivi dell’ospedale “Santissima Annunziata”. L’al­lora sindaco Franco Lorusso ne dispose lo sgombero urgente e il trasferimento nelle vie vici­ne, nell’attesa che si rendessero disponibili gli spazi dell’ex ca­serma Fadini, da anni inutiliz­zata. Ma ciò durò poco e presto, dopo proteste sotto palazzo di città da parte degli esercenti, le bancarelle tornarono dov’erano. Per la cronaca ci furono lungag­gini burocratiche per l’otteni­mento della Fadini, il cui mer­cato fu inaugurato diversi anni dopo,con l’amministrazione guidata da Giovanni Battafara­no.

In città la preoccupazione per il colera aumentò quando fu noto il numero dei colpiti. In data 25 settembre le cronache parlavano di sei casi accerta­ti, di cui ben quattro registrati nelle ultime ventiquattro ore: una donna 41enne residente in via Romagna, un pescivendolo di 68 anni residente in via Li­side, un pescatore 30enne resi­dente in vico Pentite, un operaio edile di 51 anni residente in via Salento (le regole della privacy erano ancora ben lungi dal ve­nire). Nessuno di loro però si dichiarò consumatore di mitili. Verità o bugia per convenienza? In ogni caso si faceva notare che i ricoverati provenivano da zone cittadine caratterizzate da condizioni igieniche pessime per la carenza gravissima d’ac­qua e per la situazione precaria della rete fognaria. Intanto per le strade circolavano con fre­quenza le autobotti che spruzza­vano disinfettante mentre negli ambulatori si registravano code per le vaccinazioni.

C’erano quindi tutti i presup­posti nella mattinata del 26 settembre per far annullare la grande processione dei Santi Medici. In assenza di disposi­zioni ufficiali della prefettura, la confraternita di Santa Maria di Costantinopoli aveva predi­sposto il tutto come al solito, facendo convenire all’orario concordato le bande ingaggiate su via Garibaldi.

Le voci su permessi concessi e poi ritirati si susseguivano e perciò la confraternita decise di temporeggiare in attesa della decisione ufficiale, fra i malu­mori dei “torcianti” che minac­ciavano di passare alle vie di fatto. Poi, un mormorio sempre più diffuso che sfociò in un boa­to: il permesso era stato conces­so e le statue si erano affacciate da vico Zippro su via Garibaldi. La banda di Chieti, diretta dal maestro Pietro Malandra, into­nò subito il “Mosè”, ponendosi dietro le statue. E la processione cominciò il suo cammino, fra le preghiere guidate da mons. Francesco Buzzacchino, padre spirituale del sodalizio, che spronò tutti al raccoglimento. A un certo punto il sacerdote rimproverò il complesso ban­distico, la cui marcia si era so­vrapposta al rosario. “Preghino anche i musicanti – disse – se vo­gliono anche loro che il colera sia sconfitto!”.

 

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