17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Estradizione? Fabio Riva resta a Londra


Passerà nella swinging London l’estate. E pure Natale. E pure capodanno. Si fanno lunghissimi i tempi per l’estradizione dall’Inghilterra di Fabio Riva, figlio di Emilio, rampollo della famiglia dell’acciaio accusata del disastro ambientale di Taranto. Rinvio al 2014, la decisione della corte di Westminster nell’udienza di oggi.

Tempi da far riabilitare l’elefantiaca giustizia italiana, che da ormai un anno è concentrata sul controverso caso Ilva.

Ultima decisione in ordine di tempo, la conferma da parte del Riesame del sequestro da 8.1 miliardi di euro ordinato il 24 maggio scorso dal gip Todisco, su richiesta della Procura. Gli 8 miliardi sono la somma che si ritiene, sulla base di perizie fornite alla Magistratura, vada spesa per risanare l’area più inquinante della fabbrica. Una stima “per difetto” l’ha definita il procuratore Sebastio.

“Allo stato non si ha evidenza di alcuna iniziativa intrapresa dalla società al fine di ottemperare alle disposizioni prima impartite dai custodi e poi, in parte, confermate dal decreto di riesame dell’Aia del 26.10.2012” ha scritto il gip, facendo presagire quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Concedendo la facoltá d’uso degli impianti dell’area a caldo sequestrati a luglio, la dottoressa Todisco ha disposto nuovi controlli da parte dei custodi giudiziari e dei carabinieri del Noe. E se l’Aia dovesse restare al palo, scatterebbe un sequestro-bis senza facoltà d’uso, con conseguenze facilmente immaginabili. Ispra e Garante hanno già certificato i ritardi sul fronte dell’ambientalizzazione.

L’attuazione dell’Aia resta un punto molto delicato per Enrico Bondi, l’amministratore delegato scelto dai Riva che ora indossa la casacca di commissario voluto dal governo (e stipendiato con soldi pubblici). Ma Bondi deve fare i conti con le risorse finanziarie, cha sarebbero scarse, o peggio. Non a caso in fabbrica si rincorrono voci, smentite, su possibili spegnimenti di altri impianti oltre all’altoforno 2 e l’acciaieria 1, già costretti allo stop tra pochi giorni per la crisi di mercato dell’acciaio.

 

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