27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 09:53:23

Cronaca

Domani assemblea dei lavoratori. Il futuro passa da Ilva e Algeria


Per il momento bocche cucite. Anche se, c’è da giurarci, i sindacati, e con loro i lavoratori della Cementir, sembrano pronti ad affilare le armi in vista della mobilitazione, ormai imminente. Le decisioni scaturite un paio di giorni fa a Roma, nel corso di un summit tra vertici aziendali e rappresentanti sindacali, non lasciano presagire nulla di buono. Si parla di chiusura dell’area a caldo. Dall’1 gennaio 2014 potrebbe restare operativo il solo centro di macinazione. Le ricadute in termini occupazionali sarebbero pesanti. Secondo i ben informati, dei 104 lavoratori diretti della Cementir ne rimarrebbero circa 45. Per più della metà dell’organico si aprirebbero le porte della cassintegrazione, della “solidarietà” o, al peggio, della mobilità.

Ovviamente, il progetto “Nuova Taranto”, che prevedeva cospicui investimenti per la ristrutturazione degli impianti, è stato congelato. Dalla Regione è arrivata una proroga, al 31 dicembre 2013, per adeguarsi alle prescrizioni Aia. Domani in fabbrica, dalle 14 alle 15, è prevista l’assemblea dei lavoratori. Nel corso dell’incontro si cercherà di fare il punto della situazione anche se le azioni di mobilitazione, allo stato attuale, appaiono più che scontate. Le sorti dello stabilimento tarantino della Cementir sono legate a doppio filo a quello dell’Ilva. La riduzione della produzione da parte del siderurgico della loppa non dà certezze per il futuro del cementificio. Per molti, le speranze sono riposte nelle commesse algerine. Grosse commesse, per la costruzione di dighe, fra cui quella più grande del mondo, interesserebbero Cementir. Ma, anche in questo caso, tutto dipende dalla loppa, sottoprodotto della ghisa richiestissimo anche in Algeria.

Fabio Mancini

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