Cronaca

Confindustria sul piede di guerra


Crisi, disoccupazione e cassa integrazione alle stelle, aziende ferme, imprenditori che ci rimettono di tasca loro…E’ questo il quadro che dipinge la Confindustria di Taranto e che, attraverso le dichiarazioni del suo presidente, Enzo Cesareo (nella foto), ha deciso di scendere sul piede di guerra. Come? Da un lato denunciando l’incapacità del Comune in primo luogo, ma anche delle altre istituzioni locali, di guidare un progetto di sviluppo per il territorio. Dall’altro denunciando, questa volta nel vero senso della parola, tutte le gare al minimo ribasso assegnate ad imprese non locali. Ovviamente, come spiega Cesareo “solo sulle assegnazioni che non ci convincono e che riguardano imprese che vengono da fuori. Prima però faremo l’accesso agli atti, e solo dopo, se ne ravviseremo gli estremi, procederemo con le denunce”.

Questa strategia, tiene a specificare Cesareo, “non vuole essere punitiva nei confronti di colleghi imprenditori che vengono da altre regioni o dal Nord Italia ma, al contrario, li vuole tutelare, e vuole tutelare in primo luogo le imprese locali. Del resto quando sono le imprese tarantine ad aggiudicarsi lavori fuori provincia o fuori Regione, gli altri si comportano così”. Parole che certamente faranno discutere, quelle pronunciate dal rappresentante degli industriali tarantini, che potrebbero apparire persino ciniche ai meno attenti, se solo non si contestualizzassero nella doppia realtà tarantina, fatta di crisi al plurale. Del resto la situazione è nota da tempo, e di fronte all’immobilismo della politica ed all’assenza di istituzioni fondamentali come Comune e Provincia, agli imprenditori non resta che difendersi da soli. “Anche se proprio soli non siamo – confessa Cesareo, che approfitta della nostra intervista per ringraziare il Prefetto, dr. Claudio Sammartino – che sta sostanzialmente facendo le veci dei nostri rappresentanti istituzionali”. Rivelando, inoltre, che è ormai prossima “la sottoscrizione del Patto per la Sicurezza che va proprio nella direzione auspicata da Confindustria”. E a proposito dei nostri rappresentanti, ma che fine hanno fatto i parlamentari eletti a Taranto, a cominciare dalla senatrice Anna Finocchiaro? “Ora le faccio fare lo scoop – dice Cesareo, che annuncia – lunedì prossimo abbiamo invitato gli onorevoli Pelillo e Chiarelli in Confindustria a Taranto, per illustrare loro le nostre istanze, i nostri problemi, ma anche le nostre proposte, e anche per sostenerci al Tavolo di Crisi su Taranto costituito a Roma, dove a rappresentarci c’è solo il Comune, con cui purtroppo non riusciamo a dialogare”. Speriamo allora che l’incontro con Pelillo e Chiarelli sortisca migliori fortune, noi lo seguiremo e ve ne daremo conto. Ma c’è un altro nodo con il quale Confindustria Taranto deve fare i conti nella nostra città: la presenza-assenza delle grandi industrie. Che proprio gli imprenditori, per primi, sentono come una opportunità che va via via sfumando con il passare del tempo. I fatti sono noti: Ilva, ovviamente, ma anche l’Eni, la Cementir, Alenia, Marcegaglia, e cioè tra i maggiori protagonisti dell’industria italiana che non sono mai riusciti ad integrarsi con il territorio che li ospita. Ed ora si stanno disimpegnando definitivamente, abbandonando o cercando di andare altrove. “Il problema – ribadisce Cesareo – è sempre lo stesso. E cioè che in tanti anni le istituzioni tarantine non sono riuscite a capire, o non hanno voluto capire, che tipo di vocazione imprenditoriale dare al nostro territorio. Deve essere l’industria ecocompatibile? Ma non si da il permesso alle pale eoliche. Deve essere il turismo? Ma non si danno servizi e non si fanno strade e aeroporto”. Un comportamento schizofrenico, come lo chiama Cesareo, che gli imprenditori, ma anche i cittadini, non sono più disponibili a tollerare. Se negli ultimi anni l’unico partito che cresce è quello dell’astensione, ci sarà un motivo, o no?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche