Cronaca

I mitilicoltori: Parcheggiati in mar Grande


TARANTO – ‘Ci hanno parcheggiato’ in mar Grande. A tre anni dall’emergenza, non c’è pace per i mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo, sfrattati a causa dell’inquinamento e, dopo varie peripezie, approdati in mar Grande.

Ma quelle acque di fronte al lungomare non sembrano ‘ospitali’: mancano banchine per lavorare il prodotto e il mare aperto non facilita le operazioni che generazioni di pescatori si sono tramandate per secoli.

Tornano a parlare i mitilicoltori tarantini che pure non rinunciano alla loro battaglia. Il loro obiettivo, lo dicono apertamente, è tornare in mar Piccolo, il loro mare. A farsi portavoce di tutta una serie di problematiche affiorate già in questi primi mesi di sperimentazione è Luciano Carriero. La sua è stata la prima cooperativa a traslocare in mar Grande.

«Ci hanno parcheggiato in mar Grande» si sfoga «noi, invece, non chiediamo altro che tornare al nostro mare, qui non è cosa». E, per spiegare le sue dichiarazioni: «Non c’è la logistica, non c’è una banchina, non c’è nulla e per scaricare devi andare in mar Piccolo attraversando il canale navigabile con le nostre barchette anche a rischio di incolumità anche per il personale». Il punto? «Vogliamo sapere questa bonifica a che punto sta. Se ne parla da tre anni». Dodici le cooperative che hanno accettato di trasferire le coltivazioni in mar Grande, nelle aree concesse dalla Marina militare. Una dozzina di aziende e duecento posti di lavoro: «Noi ce la stiamo mettendo tutta per salvare i posti di lavoro. Il problema è che ora le cozze non le stiamo buttando per l’inquinamento, le abbiamo salvate dall’inquinamento togliendole da mar Piccolo, ma rischiamo di perderle per altri motivi».

Uno è legato proprio ai metodi di preparazione del prodotto. «Le cozze – spiega, da veterano, Carriero – a Taranto le stendiamo e le asciughiamo la sole. Questa operazione a mar Grande non si può fare. Devi infatti piantare gli stenditoi, ma qui la profondità del mare è maggiore, le acque sono profonde, non ci sono i pali adatti e il prodotto sta affondando. Rischiamo di buttar via parte del prodotto».
E’ l’ennesimo ‘may day’ che arriva dalla categoria. «Se mar Piccolo è calmo a mar Grande ci sono le onde: noi lavoriamo con le barche cariche, non c’è nessun riparo in mare aperto. E’ difficile lavorare così. Vogliamo tornare nel nostro mar Piccolo, e sapere quando ci riconsegneranno il nostro mare dove dobbiamo andare a lavorare e riprendere la nostra attività in serenità. E’ questo che vogliamo» dice Carriero facendosi portavoce del sentire comune della categoria, almeno di quelle dodici aziende che, rispetto alla trentina iniziale, hanno poi concretizzato il trasferimento: «Molti hanno preferito andare nel secondo seno di mar Piccolo, avevano capito che qui non è cosa. Ora ci devono pulire il nostro mare».

Nel frattempo, a mar Grande è in corso la classificazione delle acque.

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