Cronaca

Droga per i Vip, tutti gli indagati dal Gip


TARANTO – Parola agli arrestati. Tra oggi e domani gli interrogatori per le dodici persone rimaste invischiate nell’operazione ribattezzata Catene, che ha inquadrato un giro di spaccio che aveva come ‘utilizzatori finali’ i protagonisti della ‘Taranto da bere’. 

Tredici le misure restrittive emesse dall’autorità giudiziaria nell’ambito dell’operazione “Catene” che ha svelato un fitto intreccio, per lo più notturno, di droga a Taranto.

In carcere sono finiti Ivan Cardellicchio, Lucia Caracciolo, Silvia Fontana, Michele Novellino, Miriam Punzo, Fiorello Rizzo, Serafina Rizzo.

Arresti domiciliari sono stati concessi, invece, a Cataldo Barivelo, gestore del noto locale “Old Fashion” di viale Magna Grecia; Danilo De Felice, Marco Ferrarese, Daniele Pugliese, Andrea Russo. “E no, là dietro ho visto movimento… se entri nel bar, ce ne andiamo nel bagno, me lo dai e ce ne andiamo”. Così funzionava lo spaccio di droga, in questo caso cocaina, inquadrato dall’operazione.

A scriverlo è, nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Martino Rosati (nella foto). Il bar in questione è l’Old Fashion, posto sotto sequestro nell’ambito della stessa operazione. Non sono i soldi che mancano, a chi va a bussare alla presunta gang di spacciatori messa sotto scacco dai carabinieri. Una “pletora di soggetti” che gira tra “i ritrovi più mondani della città”, scrive ancora il gip Rosati. In casa di uno spacciatore, nel corso di una perquisizione domiciliare, vennero trovati 8.320 euro.

All’Old Fashion, annota il dottor Rosati, uno degli spacciatori “spesso fissa gli appuntamenti con i suoi clienti”, ma a quel locale “spesso si reca su esplicita richiesta di costoro”: insomma, la location piaceva proprio a tutti.

Non a caso il giudice, nell’applicare il sequestro preventivo al bar di viale Magna Grecia ed a “La Capannina” (che nel frattempo ha cambiato gestione, e chi è subentrato è assolutamente estraneo ad ogni addebito), scrive di “luoghi funzionalmente destinati dagli indagati alla commissione dei delitti, e comunque da costoro consapevolmente utilizzati per la commissione degli stessi; i carabinieri inoltre hanno evidenziato che tali locali sono tra quelli più frequentati della città (…) l’indagine, quindi, ha messo in luce come i barmen ivi impiegati e lo stesso loro gestore smercino abitualmente tali sostanze agli avventori (…) sussiste il pericolo che la libera disponibilità di quanto in sequestro possa agevolare la commissione di altri reati analoghi trattandosi, appunto, di luoghi stabilmente destinati – anche – allo spaccio di stupefacenti”.

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