18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

Cronaca

Ilva: bambino morto per neoplasia, indagati nove dirigenti

foto di L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

 

(AGI) – Taranto, 15 gen. – Per la procura di Taranto, sono state le emissioni velenose dell’ex Ilva a causare la morte del piccolo Lorenzo Zaratta avvenuta il 30 luglio 2014 per un tumore al cervello. Gli inquirenti hanno chiuso l’inchiesta sulle cause della malattia di Lorenzo, e hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini, iscrivendo nel registro degli indagati 9 dirigenti che guidavano la fabbrica negli anni della gestione del gruppo industriale Riva. L’accusa nei loro confronti è di omicidio colposo. I pubblici ministeri, Remo Epifani e Mariano Buccoliero, sostengono che  i dirigenti del siderurgico ”consentivano la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dalle lavorazioni delle aree Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Acciaierie e Gestione Rottami Ferrosi dello stabilimento siderurgico, omettendo l’adozione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali”. Si tratta delle aree della fabbrica più impattanti ambientalmente e fonte di diverse emissioni.  Tali sostanze, per i pm, avrebbero causato “una grave malattia neurologica al piccolo Lorenzo Zaratta che assumeva le sostanze velenose durante il periodo in cui era allo stato fetale” e questo ha fatto sì che il piccolo sviluppasse una “malattia neoplastica che lo conduceva a morte”. Nella perizia dei consulenti della famiglia Zaratta si legge tra l’altro che “numerosi corpi estranei” sono stati trovati nel cervello del bambino, tra cui ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio. Il caso del bambino, una delle vittime dell’inquinamento dell’acciaieria, è divenuto uno dei simboli della questione ambientale Taranto. Il padre Mauro ha partecipato a numerose manifestazioni di protesta contro l’inquinamento. Secondo il movimento Giustizia per Taranto, “le mamme possono trasmettere i veleni dello stabilimento siderurgico ai propri figli, che ben possono ammalarsi e morire per colpa dell’Ilva. Per la prima volta abbiamo un nome: per la prima volta nella storia della nostra città, i responsabili (all’epoca dei fatti) di alcuni reparti dello stabilimento siderurgico dovranno rispondere della morte di un bambino. Di un bambino come tanti altri, di un bambino che sarebbe potuto essere il nostro, di un bambino che avrebbe avuto tutto il diritto di nascere sano, di giocare, di crescere e poi vivere la sua vita. Ma a Taranto questo non sempre è possibile”. “A Taranto – conclude il movimento – si può nascere con una grave malattia legata all’inquinamento e, poi, morire per questo”.

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