Cronaca

Tgcom24: ecco perché i due marò sono innocenti


Secondo la ricostruzione giornalistica presentata dal Tgcom24 i due marò italiani sarebbero innocenti. E la vicenda sarebbe il frutto di un tentativo di scaricare sui due fucilieri pugliesi la colpa della morte dei due pescatori indiani.

I clamorosi sviluppi della vicenda sono stati ricostruiti dal giornalista di Mediaset Toni Capuozzo che, come si legge sul sito del Tgcom24 afferma: «Un paziente e caparbio lavoro di ricerca di documenti e di incrocio degli stessi, ci consente di sostenere la piena innocenza dei nostri marò. Non è compito di chi ha a cuore la loro sorte, né compito di chi si occupa della difesa di un incriminato ricercare il vero colpevole, onere che spetta all’accusa. Basterebbe evidenziare i clamorosi e ripetuti errori dell’impianto accusatorio indiano, ma abbiamo voluto anche ipotizzare una plausibile dinamica dell’incidente del 15 febbraio 2012 che ha visto la morte di due innocenti pescatori indiani». 

«Tra le 16 e le 16.30, ora indiana – proseuge Toni Capuozzo – la Enrica Lexie è avvicinata da un’imbarcazione sospetta. Non ricevendo risposta a segnalazioni luminose e acustiche, il team dei fucilieri di marina a bordo spara dei colpi in acqua, mentre l’equipaggio viene fatto riparare nei locali blindati della cosiddetta “cittadella”. L’imbarcazione sospetta cambia rotta e si allontana. Nella circostanza il comandante Vitelli lancia l’allarme SSAS Alert, che avvisa in tempo reale, tra gli altri, anche la Guardia Costiera indiana».

«Alle 19.16 – prosegue il Tgcom 24 – il comandante Vitelli invia una mail riferendo l’accaduto allo MSCHOA del Corno d’Africa e all’UKMTO (UK Maritime Trade Operations). La Guardia Costiera indiana riceve copia della mail. Alle 23.20 il peschereccio St Anthony rientra nel porto di Neendankara. A bordo di sono due pescatori uccisi da colpi d’arma da fuoco. Il capitano e armatore Freddy Bosco dichiara alle televisioni che l’incidente di cui sono state vittime è avvenuto intorno alle 21.30. E conferma di aver allertato immediatamente, via radiotelefono la Guardia Costiera indiana. Alle 21.36 la Guardia Costiera indiana si è messa per la prima volta in contatto con la Enrica Lexie, invitandola a rientrare a Kochi . Con tutta evidenza ha avuto notizia da pochi minuti dei due morti, e ha collegato il fatto con la notizia dell’incidente della Lexie». 

«Alle 22.20 la nave greca Olympic Flair comunica all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) – si legge ancora nella ricostruzione giornalistica – di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata, che desistono davanti all’allerta dell’equipaggio. Che non ha subito danni, specifica il messaggio. La Guardia Costiera indiana a questo punto ha sul tavolo tre fatti: un incidente avvenuto alle 16.30 – la Lexie – due pescatori uccisi alle 21.30, un altro incidente avvenuto prima delle 22.20. Ma ha anche a disposizione la Lexie che sta rientrando a Kochi, mentre la nave greca è ben lontana. E si getta sulla prima pista, nonostante una differenza di cinque ore tra i due primi incidenti, e la sovrapposizione degli ultimi due (Attacco alle 21.30 secondo Bosco, allarme Olympic Flair 50 minuti dopo). Quello che è certo è che l’inchiesta indiana ha peccato da subito di un’omissione di indagini. Ed è altrettanto certo che gli orari sono stati piegati a confermare il teorema. Non conosciamo gli atti delle prime indagini, né l’andamento delle indagini in corso da parte della NIA. Ma è probabile che entrambe contengano una ricostruzione dei fatti simile a quella apparsa sulla rivista ufficiale della Guardia Costiera indiana. Che sposta nel tempo (alle 18.25) l’attenzione sulla Lexie (che in realtà come abbiamo visto comunica l’avvenuto alle 19.16). Che dichiara l’avvistamento della Lexie da parte di un aereo della Guardia Costiera alle 19.50, e l’intercettazione del mercantile italiano da parte di una motovedetta alle 20.45. In realtà – lo confermano i documenti in nostro possesso – tale mobilitazione avviene solo dopo le 21.36, dopo aver avuto notizia della morte dei due pescatori. Una tale manipolazione dei dati getta una luce obliqua su molti altri punti dell’inchiesta, dalla perizie balistiche all’analisi dei tracciati radar».

 

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