Cronaca

Giudici del Riesame: no ai Riva, ecco perché


L’inquinamento a Taranto si poteva evitare, o quantomeno contenere. Bastava che l’Ilva – o meglio, la famiglia Riva – mettesse i soldi necessari.

Lo scrivono, nero su bianco, i giudici del Riesame. “Il risparmio di spesa consiste in costi non sostenuti della gestione dello stabilimento per adeguarlo alle migliori tecnologie disponibili, che avrebbero impedito i livelli di inquinamento ambientale con conseguenti danni sanitari, produttivi ed economici per il territorio, i lavoratori e la popolazione”.

Il verdetto, il ‘no’ al ricorso di Riva Fire, era noto dal 15 giugno, ma ora i giudici del Tribunale del Riesame hanno depositato le motivazioni del provvedimento, con il quale hanno respinto la richiesta del Gruppo Riva di dissequestro di quanto posto sotto chiave nell’ambito dei sigilli da otto miliardi di euro firmato dal gip Todisco. 

La frase chiave delle motivazioni è quella riportata, che si legge a metà delle quaranta pagine del provvedimento, nel quale i giudici confermano sostanzialmente l’impianto accusatorio e l’esistenza di un vincolo associativo tra più di tre persone. Lo stesso gip Todisco deve esprimersi sulla richiesta di Enrico Bondi (non nelle vesti di a.d. Ilva, ma di commissario governativo…) di essere messo in possesso del denaro ‘liquido’ posto sotto chiave: parliamo di circa 200.000 euro.

Questo mentre a stretto, anzi strettissimo giro si attende la chiusura delle indagini nell’ambito del caso Ilva; il 16 luglio, poi, Emilio e Nicola Riva – insieme all’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso ed all’ex presidente della Provincia, Gianni Florido – compariranno davanti ai giudici del Riesame per la discussione dei ricorsi della difesa, presentati tra gli altri dagli avvocati Egidio Albanese e Carlo e Claudio Petrone, contro i provvedimenti cautelari nei loro confronti. Sono circa 150, infine, gli emendamenti depositati al testo dell’ultimo decreto sull’Ilva predisposto dal governo.

L’esame delle diverse proposte di modifica inizia oggi alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera. Il provvedimento invece dovrebbe approdare in Aula l’8 luglio.

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