Cronaca

Ancora puzza di gas: fioccano le denunce


TARANTO – La città continua ad essere invasa dalla puzza di gas. Anche questa mattina i cittadini di Taranto e provincia hanno avvertito il cattivo odore. Ancora diversi malori, ricoveri in ospedale e decine di telefonate ai centralini di forze dell’ordine e Arpa. E’ stata la stessa Agenzia Regionale per l’Ambiente a sostenere che l’odore di gas proviene dalla raffineria tarantina, mentre l’Eni sostiene che siano stati “effettuati controlli interni al sito che non hanno evidenziato alcuna fonte di possibile inquinamento olfattivo”. I tecnici Eni escludono un effetto di trascinamento di quanto é avvenuto lunedí.

Intanto un’indagine della Procura ruota attorno all’ipotesi di reato relativa al getto pericoloso di cose, la stessa contestata all’Ilva. “I composti all’origine dei problemi segnalati – sostiene l’Arpa – sono caratterizzati da un’odorositá molto elevata ad una soglia olfattiva estremamente bassa e quindi sono ben percepibili anche a concentrazioni che non producono effetti tossici gravi ma causano comunque “disagi e disturbi per la salute e il benessere della popolazione”. Sull’incidente sono state aperte due inchieste, quella della Procura di Taranto, che già ieri ha dato incarico all’Arpa di compiere accertamenti, e quella del ministero dello Sviluppo economico che ha disposto un’indagine per chiarire le circostanze dell’incidente che si è verificato durante il nubifragio di lunedì, che ha provocato un black out nel funzionamento degli impianti. Inoltre un esposto é stato presentato alla Procura, con riferimento all’Eni, dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che è anche consigliere comunale di Taranto. La fuoriuscita di fumo e lo sversamento di greggio in mare sarebbero stati provocati dal nubifragio, e probabilmente da un fulmine, che si é abbattuto lunedì pomeriggio sulla città. A causa di un blocco della corrente elettrica, infatti, si sono verificate delle fuoriuscite di fumo nero dalle torri dell’Eni, legate, secondo l’azienda, “all’effetto di trascinamento”, ovvero al blocco improvviso degli impianti che avrebbero poi causato il fenomeno di sversamento sulla superficie del mare. Può essere stata l’interruzione di erogazione della corrente elettrica la causa “dell’evento emissivo verificatosi l’8 luglio 2013 da parte della raffineria Eni di Taranto, con accensione contemporanea delle torce di stabilimento e verosimile liberazione di reflui liquidi”. Lo spiega l’Arpa aggiungendo che “a tale evento hanno fatto seguito emissioni di sostanze odorigene che hanno interessato l’area urbana e che hanno prodotto segnalazioni nella stessa data e anche nei giorni successivi del 9 e 10 luglio”. “La sorgente dei cattivi odori che i cittadini di Taranto avvertono in questi giorni è senz’altro la raffineria Eni – ha confermato all’Ansa il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato – ed è una questione “legata alla ripresa dell’attività della raffineria dopo il blackout di lunedì scorso”.

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