28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 21:49:00

Cronaca

Ecco le carte che smentiscono la Regione


«Nella informativa al Cipe in ordine al “Piano Azione Coesione: terza e ultima riprogrammazione” è stata rappresentata la volontà della Regione Puglia di finanziare gli interventi previsti nella misura 3.1.(1) del predetto Piano Azione Coesione con propri strumenti, relativamente alle Zone Franche Urbane ricadenti nel territorio regionale individuate dallo stesso Piano».

Un capoverso, quello contenuto nella seconda delle sedici pagine che compongono il decreto interministeriale sulle Zone Franche Urbane, che svela i retroscena che hanno segnato l’esclusione della nostra Regione.

Ma andiamo per ordine. Il 10 aprile il Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, “decreta” la nascita delle Zone Franche. Una manna dal cielo per lo sviluppo… degli altri. Sì, perché la Puglia, e con essa ovviamente Taranto, viene tagliata fuori dalla misura che garantisce cospicue agevolazioni fiscali per le imprese che decidono di aprire i battenti in una Zona Franca Urbana. Per Taranto erano già pronti i quartieri Tamburi, Croce, Paolo VI e Porta Napoli (vedi mappa in questa stessa pagina, ndr). Ma nulla. Il decreto, registrato i primi di luglio dalla Corte dei Conti e pubblicato giovedì sulla Gazzetta Ufficiale, stanzia 56 milioni di euro per la Calabria; 100 milioni di euro per la Campania e 147 milioni di euro per la Sicilia. La Puglia, invece, resta a bocca asciutta.

Sull’argomento è intervenuta recentemente anche l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Loredana Capone che, dalle colonne di un quotidiano locale ha dichiarato: «Va trovata una soluzione e il Governo deve farsene carico. Non è concepibile – ha osservato – che la Puglia sia l’unica regione tra quelle dell’Obiettivo convergenza ad essere esclusa dal piano delle zone franche urbane».

Secondo l’assessore Capone la Puglia è l’unica Regione esclusa. E’ vero ma, probabilmente, si tratta di una “autoesclusione”. Infatti, come detto in apertura, i due ministri mettono per iscritto e firmano la seguente dichiarazione: «Nella informativa al Cipe in ordine al “Piano Azione Coesione: terza e ultima riprogrammazione” è stata rappresentata la volontà della Regione Puglia di finanziare gli interventi previsti nella misura 3.1.(1) del predetto Piano Azione Coesione con propri strumenti, relativamente alle Zone Franche Urbane ricadenti nel territorio regionale individuate dalla stesso Piano».

Capito? Secondo due ministri la Regione Puglia ha voluto «finanziare gli interventi… con strumenti propri». Per l’assessore Capone, invece «il Governo deve farsene carico».

Incredibilmente, nonostante la querelle vada avanti da qualche giorno, non una parola è stata spesa dall’amministrazione comunale.
Nei prossimi giorni faremo la spola tra Roma e Bari per ricostruire la vicenda che costituisce l’ennesima beffa per Taranto e per i tarantini.

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