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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 00:12:00

Cronaca

L’Arsenale è diventato una polveriera


«L’Arsenale di Taranto è a rischio chiusura. Dai Capi di Stato Maggiore agli ammiragli, tutti fanno soltanto annunci. La verità è che l’Arsenale è un campo minato, una polveriera».

Dalle segnalazioni relative agli appalti, a quelle sull’emergenza lavoro, passando per le problematiche inerenti sicurezza e ambiente in Arsenale. La nostra inchiesta ha preso le mosse dalla denuncia di Cataldo D’Ippolito, un imprenditore che opera all’interno della cinta arsenalizia. La sua richiesta? Trasparenza, in merito all’affidamento degli appalti. Chiarezza, in riferimento al consorzio che, a suo dire, metterebbe dei limiti alla concorrenza, nelle gare d’appalto, all’interno dell’Arsenale.

Sull’argomento abbiamo chiesto il parere di Piero Berrettini della Fim Cisl: «Nell’Arsenale c’è bisogno di vigilanza, soprattutto riguardo agli annunci ed ai proclami ai quali abbiamo assistito durante questi anni. Per quanto riguarda il consorzio posso dire che è nato per rendere possibile, a tutte le imprese tarantine, partecipare ai bandi di gara. Ovviamente, le aziende alle quali è affidato il compito di bonifica delle navi devono essere specializzate per fare quei lavori. Anche perchè, in caso di problemi la Marina ne risponderebbe in solido».

Tante le ferite dell’Arsenale rimaste aperte e per le quali il sindacalista della Fim non perde occasione per lanciare un appello: «L’Arsenale di Taranto è a rischio chiusura. La politica deve prendere di petto la questione. Dai Capi di Stato Maggiore a tutti gli ammiragli che nel tempo si sono succeduti, abbiamo ottenuto soltanto annunci e proclami. La verità – sostiene Berrettini – è che l’Arsenale è un campo minato, una polveriera. Ci sono scavi in ogni dove, sembra che sia esplosa una bomba. Le aziende che hanno vinto gli appalti, con l’ausilio del massimo ribasso, sono tutte scappate via. Il sistema di pagamento degli appalti è troppo lento. Per questo le imprese vanno via, lasciando cantieri in ogni dove. Questo è il guaio dell’Arsenale: il massimo ribasso, che sta mettendo in ginocchio l’economia tarantina».

E poi, le problematiche di natura occupazionale: «Ci fu il Capo di Stato Maggiore Ugazzi che parlò di “Arsenale strategico” e di “turnover”. Ma se ci sono i blocchi delle assunzioni come si fa a parlare di turnover – si domanda il sindacalista della Fim Cisl. Se l’Arsenale deve morire lo dicessero subito. I 400 lavoratori dell’indotto ed i 1.000 dipendenti della Difesa sparsi sul territorio, hanno bisogno di certezze».

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