10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Cronaca

Eni, “chieste 2 deroghe Aia al ministero”


«Bisogna essere più selettivi sull’Aia. Mi risulta però che l’Eni abbia chiesto due deroghe al ministero, proprio sull’Autorizzazione Integrata Ambientale».

Quando la dottoressa Maria Spartera, direttore del servizio territoriale del dipartimento Arpa di Taranto, pronuncia queste parole, nella stanza assolata di palazzo Latagliata, che ospita la seduta della commissione Ambiente, piomba il gelo.

La puzza di gas ha fatto capolino in città lunedì, in concomitanza con il nubifragio che ha interessato l’arco ionico.

Stamattina, innanzitutto, la prima pietra tombale in riferimento alle responsabilità: «L’unico impianto che può dare questo impatto è la raffineria. Quindi le responsabilità non possono che essere addebitate a loro – ha spiegato Spartera. Bisogna sapere che il problema degli “odorigeni” è complesso e difficile da risolvere. Quando ci arriva una segnalazione da un cittadino che “sente puzza”, in alcuni casi, quando arriviamo sul posto, la nube si è spostata. Quello della “puzza di gas” è un problema comune alle aree portuali che ospitano una raffineria. Nel corso degli anni abbiamo registrato tutte le chiamate dei cittadini e, in base alla zona di provenienza della segnalazione siamo riusciti a ricostruire il punto di origine della bolla di gas. Solitamente gli odorigeni partono da viale Virgilio girano per viale Magna Grecia per arrivare a Paolo VI e tornare verso il quartiere Tamburi».

Poi, l’ennesima conferma: «in base agli odori facciamo gli accertamenti nelle aziende. In questo caso il vento proveniva dalla zona industriale e la centralina di via Machiavelli ha evidenziato picchi di idrocarburi non metanici, quindi è da escludere che si tratti di gas di città. L’unico impianto che può dare questo impatto è la raffineria. Se ci siamo presi la responsabilità di dirlo subito è perché ci sono dati certi».

E, sullo sversamento in mare: «Non c’è stata alcuna rottura di tubazione ma dallo scarico che normalmente va a mare è stato evidenziato uno sversamento di acqua non trattata». Invece, per ciò che attiene il rischio per la salute: «non stiamo parlando di sostanze tossiche come la diossina o il benzo¬api¬rene. Questo non significa che il problema va sottovalutato anche perchè lo stato di salute parte dal benessere psicofisico e poi ci sono gli articoli del codice di procedura penale. Anche per questo l’Arpa, a seguito di questi episodi ha sempre fatto una informativa al Procuratore della Repubblica. Posso dire di essere alla direzione dell’Arpa di Taranto dal maggio 2009, da quella data in poi, ma mi risulta anche prima, abbiamo sempre inoltrato informative alla magistratura. Ora il Procuratore ha riunito tutte le nostre informative ed ha raccolto tutto in un fascicolo».

Maria Spartera ha anche rivelato il piano dell’Arpa contro… la puzza. «Al Testa abbiamo avuto i monitor per fare la speciazione delle sostanze. Ci sono voluti due anni. Abbiamo persino dovuto pagare la Scia: 200 euro per ogni centralina. Ho ritenuto di far riattivare anche i monitor di piazza Garibaldi per captare gli odorigeni».

Quindi, sorpresa, la notizia riguardante la richiesta di deroga all’Aia inoltrata dall’Eni. «L’Eni ha chiesto una deroga per l’impermeabilizzazione delle tubazioni che portano i prodotti raffinati al mare per evitare che penetrino nella falda. Altra deroga è stata chiesta per quanto riguarda il monitoraggio degli odorigeni con uno studio che secondo noi non è corretto». E, sulla valutazione del danno sanitario: «Il direttore generale Giorgio Assennato si è impegnato a fare, come Arpa, una valutazione del danno sanitario anche per l’Eni. Ci vorrà del tempo. Siamo partiti prima dall’Ilva perchè le sostanze immesse nell’aria sono più tossiche».

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