25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

Cronaca

Bonifiche a Tamburi, un anno di ritardo


TARANTO – 26 luglio 2012. Non è solo il giorno del sequestro, rimasto solo virtuale, dell’area a caldo dell’Ilva. E’ anche la data in calce al protocollo d’intesa per le bonifiche dell’area di Taranto, con tutta una serie di interventi da ritenere (ovviamente) urgenti vista la drammaticità della crisi ambientale e sanitaria che si vive all’ombra di acciaierie – Ilva – e raffineria – Eni – strategici per gli italiani e gli interessi economici del Paese.

Un anno dopo, giorno più giorno meno, nessun intervento è stato realizzato al rione Tamburi, piuttosto che in un’altra area della città martoriata da inquinamento e disoccupazione.

Oggi il Comune annuncia non senza soddisfazione l’accoglimento del progetto in carico all’ente civico e la possibilità di far partire i bandi di gara per gli edifici scolastici del rione in cui, per ordinanza sindacale, è vietato giocare nella aiuole, anche se nessuno controlla che il divieto sia rispettato.

Una procedura, quella che passa dal bando di gara, senza alternative ma che porta con sé altri tempi tecnici, prima che si passi all’effettivo via ai lavori. Senza parlare di quanto ci vorrà per lo svolgimento dei lavori stessi, che dovrebbero rappresentare il mezzo, non il fine, per arrivare all’obiettivo rappresentato da scuole finalmente ‘bonificate’. A dare la notizia a cui ha fatto seguito la conferenza stampa del sindaco Stefàno è stato, ieri sera, il ministero dell’Ambiente con una nota ufficiale. Lo stesso ministero che incontrerà il commissario straordinario per l’Ilva, Enrico Bondi, del quale Stefàno ha chiesto le dimissioni per il caso ‘tumori causati dalle sigarette’, non prima del 24 luglio.

“Parte con 8,5 milioni dalle scuole di Tamburi il risanamento di Taranto” si legge sul sito web del ministero. “Oggi il commissario straordinario per gli interventi sulla città, Alfio Pini, e il soggetto attuatore degli interventi, Antonio Strambaci, hanno firmato con il sindaco Ippazio Stefàno il protocollo d’intesa con cui si dà l’avvio concreto ai lavori per risanare il quartiere di Tamburi, quello più vicino alla zona industriale, a cominciare dalle cinque scuole (tra cui la ‘Grazia Deledda’). Questi primi interventi saranno mirati al disinquinamento, alla riqualificazione funzionale e alla riqualificazione energetica degli edifici scolastici. Saranno risanate anche le parti all’aperto, rinnovati gli impianti e gli infissi. Al termine della riqualificazione energetica le scuole saranno edifici a impatto zero. Il commissario straordinario e il soggetto attuatore sono figure istituite dal Ministero dell’Ambiente con il decreto legge ‘salva Taranto’ numero 129 del 2012, dedicato al risanamento della parte urbana della città”.

Ad oggi, quindi, sono disponibili meno di nove milioni per la città che s’è scoperta strategica per l’economia nazionale, dopo cinquant’anni di industria pesante. Mancano quindi circa 360 milioni, promessi dal governo allora guidato da Mario Monti, nei giorni caldissimi a cavallo dei sigilli al siderurgico.

Intanto, è polemica dopo che il Comune si è vista rigettare dal tribunale di Taranto la richiesta di accertamento tecnico preventivo del danno ambientale provocato dall’Ilva e dei danni a strutture come il cimitero, le scuole e i palazzi presentato dall’Amministrazione comunale. Stigmatizzata dall’opposizione a Palazzo di Città la scelta di ricorrere in sede civile, pur in presenza di un procedimento penale in corso, giudicata un autogol.

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