16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 17:44:08

Cronaca

Zone Franche urbane, l’affare che scotta


TARANTO – «Firmato a Roma l’Accordo di Programma Quadro “Sviluppo locale”. 634 milioni alla Puglia. Vendola e Capone: “Un’opportunità per innovare e dare occupazione». L’agenzia regionale, in arrivo giovedì da Bari, annuncia, con toni trionfalistici l’arrivo in Puglia di oltre 630 milioni di euro. Tra questi, secondo quanto hanno dichiarato il presidente e l’assessore, ci sono i soldi per le Zone franche: «La parte rimanente delle risorse – ha spiegato Capone – sarà ripartita in vari interventi: i principali riguardano le 11 Zone franche urbane riconosciute dalla Regione Puglia (30 milioni)».

Una grande notizia, avranno pensato i più. E dire che era stata proprio la Regione Puglia a tirarsi fuori dalle Zone franche urbane (come si legge nel decreto) dicendo che avrebbe provveduto a «finanziare la misura con propri strumenti». A distanza di due giorni, magicamente, i fondi destinati alle Zfu, raddoppiano: «La Regione Puglia destinerà 60 milioni alle Zone franche urbane». Lo rende noto oggi l’assessore allo Sviluppo Economico Loredana Capone che ha inviato una nota la dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione del ministero dello Sviluppo economico».

Gli amanti dell’illusionismo saranno balzati giù dalla sedia dopo aver letto le dichiarazioni dell’assessore. Eppure, secondo qualcuno, i soldi alla Regione, per finanziare le Zone franche, rivenienti dal Pac (Piani d’Azione Coesione) sarebbero arrivati da tempo. Solo che l’Ente regionale avrebbe pensato di usarli per altro: magari per il Bando Start up o per la Rigenerazione urbana. In totale sarebbero 74, i milioni di euro che dovevano essere utilizzati per le Zone franche. Una traccia, secondo i ben informati, sarebbe contenuta proprio nel comunicato a firma dell’assessore Capone.

«La differenza tra la Puglia e le altre Regioni è che la Puglia ha anticipato i tempi promuovendo nelle Zone franche interventi per 74 milioni di euro tratti dal Fesr 2007-2013 di cui 63 milioni di euro per la riqualificazione urbana ed 11 per agevolazioni alle micro e piccole imprese». In pratica sarebbero stati utilizzati fondi destinati a Taranto, Lecce ed Andria per interventi su tutto il territorio regionale.

Sull’argomento si registra l’intervento dei professionisti tarantini Marcello Carone e Valerio Lupo della Progea srl, società nata per dare assistenza alle aziende interessate al percorso di insediamento nella Zfu. «Non possiamo che esprimere la nostra viva preoccupazione in merito al ridimensionamento del progetto entro i termini prospettati dal Governatore regionale e, nel contempo, auspichiamo che, terminata la fase degli annunci, si passi, oggi più che mai ad una politica (seria) delle decisioni e dei fatti. Ma, soprattutto, ad una politica di erogazione dei 74 milioni di euro donatici dall’Europa».

Prima dell’esclusione dal decreto del 10 aprile 2013, per la Zona franca di Taranto erano già pronti i quartieri Tamburi, Croce, Paolo VI e Porta Napoli. In quell’area le aziende avrebbero «acquisito il diritto a non pagare imposte – ricordano Carone e Lupo – contributi sui dipendenti ed Imu per un importo di 200mila euro; a fronte di tale ingresso nella Zfu, esse dovrebbero garantire l’assunzione di personale residente in misura non inferiore ad 1/3; l’ulteriore e tangibile effetto è quello di assistere alla ripartenza del settore delle costruzioni che vedrebbero aumentare la richiesta delle ristrutturazione dei locali occupati delle aziende».

A questo punto, come ha spiegato nei giorni scorsi a Taranto Buonasera la dottoressa De Angelis del Ministero dello Sviluppo Economico: l’unico modo per intervenire sarebbe quello di emanare un nuovo decreto utile ad integrare quello del 10 aprile. Tutto però dipende dai fondi che la Regione deciderà di mettere sul piatto: 30, 60 o i vecchi e cari 74milioni di euro? Staremo a vedere.

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