Cronaca

Decreto sull’Ilva, in aula la battaglia finale


Approda oggi in Senato il decreto sull’Ilva per l’ultimo ‘sì’ parlamentare, atteso nei prossimo giorni. 

Le commissioni Industria e Ambiente di Palazzo Madama hanno licenziato il decreto ritirando o respingendo gli emendamenti su richiesta del Governo. Il testo resta dunque uguale a quello già approvato dalla Camera. Sulla decisione di non cambiare niente ha pesato soprattutto il fatto che i tempi per l’approvazione del decreto sono stretti: il 3 agosto è infatti l’ultimo giorno a disposizione per la conversione in legge del Dl.

La possibilità di un ritorno a Montecitorio per una rapida “navetta” era dunque quasi impossibile. Il via libera delle Commissioni è arrivato però dopo un ordine del giorno, accolto dal Governo che si è impegnato a introdurre una serie di modifiche “nel primo provvedimento utile” ha spiegato il presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti (Pd). La decisione di ritirare gli emendamenti ha però provocato le reazioni critiche di Sel e del Movimento 5 Stelle.

Tra i principali punti previsti nell’Odg – da inserire in un successivo provvedimento – c’è la richiesta di prevedere una verifica delle attività del commissario e del sub commissario, che dovranno presentare una relazione semestrale ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente e alle commissioni parlamentari competenti sullo stato si attuazione dell’Aia e sulle iniziative di informazione e di consultazione delle comunità locali, finora in capo al Garante.

Il governo dovrà anche assicurare un’adeguata dotazione finanziaria all’Ispra e all’Arpa Puglia per le loro attività di verifica dell’Aia, mentre entro tre mesi dovrà essere emanato un decreto per risolvere il nodo intricato della gestione e dello smaltimento dei rifiuti dell’Ilva.
Inoltre dovranno essere messe in campo ulteriori iniziative di monitoraggio epidemiologico nell’area di Taranto.

Ha suscitato polemiche il punto che prevede – in caso di fallimento – la priorità del rimborso dei finanziamenti concessi dalle banche dopo il commissariamento (fatti salvi i crediti dei lavoratori), dando poi la possibilità al commissario di sciogliere i contratti dell’Ilva con le parti correlate (in sostanza il gruppo Riva) quando siano incompatibili con la realizzazione del piano di risanamento e del piano industriale.

L’inchiesta penale, ad ogni buon conto, non si ferma. Ed accanto al caso della struttura-ombra dei fiduciari dei Riva, che avrebbero guidato la fabbrica, c’è quello per la concessione della prima Aia, quella firmata dall’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

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