25 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2021 alle 06:51:29

Cronaca

La denuncia: «La sagra dell’abusivismo»


«Purtroppo i fatti hanno confermato i nostri timori. Le armate di Capitan Uncino hanno occupato l’Isola che vogliamo, la quale ancora una volta ci è sembrata molto lontana da quella che vorremmo». E’ quanto si legge in una nota della Confcommercio di Taranto che mette in luce le criticità riscontrate nel primo appuntamento dell’Isola che Vogliamo 2013, andata in scena mercoledì scorso.

«Decine di postazioni di barbecue e friggitrici improvvisate; di ghiacciaie di fortuna per la vendita delle birre e delle bevande, ricavate in ogni genere di contenitori; di signori in canottiera e di signore con le mani nude imbiancate di farina impegnate alle friggitrici – dicono dall’Ascom – un incrocio di odori di fritto misto di mare, di arrosto di salsiccia e di spazzatura in fermentazione (nei vicini cassonetti troppo pieni)».

«Assoluta mancanza di ogni forma di controllo – prosegue – atto a garantire il rispetto minimo delle norme di igiene e sicurezza alimentare per la somministrazione di cibo e bevande. Impianti a rischio anche sotto il profilo della sicurezza, per: la gran quantità di fiamme libere e di bombole del gas; attrezzature da cucina di uso familiare impropriamente utilizzate per la preparazione dei cibi (tegami ricolmi di olio bollente in bilico sui fornellini da campo); totale mancanza di rispetto delle distanze di sicurezza». Insomma, secondo l’associazione dei commercianti, si è trattato di «una assurda sagra dell’abusivismo, un trionfo dell’illegalità, un inno all’improvvi¬sazione, una celebrazione del cattivo gusto. Questa prima serata dell’Isola che Vogliamo, per come era stata concepita ed annunciata nel programma (eccellenze eno-gastronomiche, laboratori didattici, una grande festa di musica e arte…) poteva essere una fantastica occasione per risarcire la immagine della Taranto martoriata dalla stampa nazionale, ed invece ci è sembrata solo l’occasione per far annegare in fiumi di birra ed effluvi di fritto misto il dolore di un popolo che non riesce proprio a voltare pagina ed a inventarsi un’altra Taranto».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche