27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca

Corvasce: «Discariche, è emergenza»


“Prima di tutto va chiarito che quando parliamo di Mater Gratiae, non dobbiamo pensare ad una discarica, ma ad un sistema di discariche, un sito utilizzato dagli anni ‘70, una cava gigantesca di 330 ettari”. Ambientalista di lungo corso, esponente di Legambiente, Leo Corvace è un esperto della questione discariche dell’Ilva. Un tema che, sottovalutato per anni, oggi è prepotentemente alla ribalta. Perché è anche da qui che passa la possibilità, per l’Ilva, di avere un futuro e di essere un impianto sostenibile per la città.

“La stima realistica per l’esaurimento della discarica per rifiuti non pericolosi all’interno dello stabilimento è gennaio 2014. L’Arpa ha accertato nel suo sottosuolo presenza, oltre i limiti di legge, di solfati, piombo e nichel. Nel 2008 l’Ilva ha presentato richiesta per nuova discarica di tipo ‘2b’, per rifiuti non pericolosi appunto, ma questa è stata bocciata”.

Sullo sfondo, però, c’è un altro problema: i rifiuti pericolosi. “Le tre vasche di tipo ‘2c’ sono quasi esaurite. Dovevano essere sostituite da un’altra discarica, costruita nel 2008 ma mai entrata in funzione. Quella, per intenderci, alla base dei guai giudiziari dell’ex presidente della Provincia, Gianni Florido”. Una storia ingarbugliata di autorizzazioni negate, ricorsi al Tar, inchieste giudiziarie.

“Il ministero dell’Ambiente chiarì che era compito suo emanare l’autorizzazione, che doveva rientrare nell’Aia. Nel 2011 però, sotto il ministro Prestigiacomo, in quel provvedimento dalle prescrizioni quantomeno blande non venne inserito nulla”. Poi, però, c’è stato il Riesame, a cavallo del sequestro degli impianti disposto dal gip Patrizia Todisco.

“L’Aia firmata da Clini indicava nel 31 gennaio il termine per la soluzione della questione, ma siamo ad agosto e non si è fatto nulla. Se non si affronta il problema vi è il rischio che i rifiuti non pericolosi possano essere smaltiti nelle tre discariche Italcave, Vergine ed Ecolevante. In ogni caso questo non è possibile per i rifiuti pericolosi. E le discariche ‘2c’ in Italia sono pochissime. Si potrebbero, sempre in linea teorica, smaltire all’estero. Ma è facile immaginare il problema dei costi. Quello delle discariche, comunque, è un nodo imprescindibile, da cui passa il futuro dello stabilimento. Ed oggi, a quanto risulta, non è stata presentata alcuna bozza per l’Aia, sia per quanto riguarda i rifiuti che per il sottosuolo, che analisi dell’Arpa indicano come inquinato. Molto. Il risanamento degli impianti dell’Ilva non può assolutamente prescindere anche da una gestione corretta delle discariche, da una bonifica della falda e dall’accertamento delle responsabilità penali ed amministrative dell’azienda nei confronti della forte contaminazione della stessa falda come emerso dalla sua caratterizzazione”.

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