Cronaca

Auto assediate nel triangolo degli accattoni


TARANTO – Il nuovo quartier generale della Polizia Locale è lì, ad un passo, in via Acton. Qualche metro di distanza e, all’incrocio che dal sottopassaggio conduce da viale Magna Grecia a via Magnaghi, va in scena l’assalto.

Gli assediati sono gli automobilisti che devono percorrere quel tratto di strada per andare verso il centro della città. L’assediante, quasi sempre lo stesso, è l’ultimo esponente (in ordine cronologico) di una categoria professionale che pareva destinata ad ingrossare le fila dei mestieri perduti: il “lavavetri per forza”. Perchè ci prova sempre e comunque, a buttare sul parabrezza un mix di acqua e sapone che magari finisce per sporcare, più che pulire.

Ne nasce l’inevitabile questione, ed un desiderio, per l’automobilista-assediato: che i vigili, così vicini, facciano una capatina, possibilmente per far presente all’assediante che l’atteggiamento del “lavavetri per forza” è quantomeno borderline con l’idea di legalità.

Un desiderio che si rafforza, quando si fa mente locale al fatto che quell’incrocio è solo l’ultimo di una lunga serie. E ed il percorso in macchina, spesso, è un percorso ad ostacoli.

Viale Magna Grecia, ad esempio. Quattro semafori e, in sequenza: un ragazzo giovane, alto e palestrato che chiede uno spicciolo (magari per andare in palestra?); eppure potrebbe sfruttare la giovane età per provare a fare qualcosa di diverso, forse. Quindi quello che i tratti somatici e l’età sembrano identificare come il padre, che con un cartello espone la sua povertà – in una città dove questa parola indica un disagio vero, e profondo, molto diffuso – e quindi un altro mendicante e poi due donne che si gettano quasi letteralmente sulla macchina, anch’esse armate di bottiglietta con acqua e sapone. L’insulto, a chi si rifiuta di pagare, è di rigore. Quando poi si arriva in centro, c’è il parcheggiatore abusivo, e poi ancora il mendicante, che magari offende la religione e con essa anche la sua stessa dignità, o quel poco che ne resta, e umilia la decenza di una città invivibile. Anche per il silenzio, che fa rima con menefreghismo o complicità, di istituzioni assenti, che sembrano non rendersi conto delle condizioni in cui si trova quella Taranto che dovrebbero amministrare. O magari sì, se ne rendono conto. Ma è più comodo non far nulla, vero?

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