04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

Bus come forni, sos al Sindaco Stefàno


TARANTO – Bus come forni e mezzi vecchi. E l’estate si trasforma in un inferno.  La Faisa Cisal scrive al sindaco Stefàno, al presidente dell’Amat Poggi.

«La Segreteria Aziendale si trova, come ogni anno, a rendere noto all’Azienda Amat Spa, come i vecchi problemi, che ormai da troppo tempo ci portiamo dietro e puntualmente denunciamo, non vengono mai risolti o come spesso accade, “si parte bene, si continua male e si finisce peggio”».

Il riferimento è alle «situazioni relative al parco autobus che continua ad avere problemi e che nella stagione estiva raggiunge l’apice con l’inefficienza degli impianti di condizionamento che su parte dei bus, dove era stato ripristinato ricorrendo anche a manodopera esterna, il più delle volte non funziona».

Se a questo si aggiunge la presenza di autobus “romani” dove le feritoie, pardon i finestrini, non possono assicurare un adeguato riciclo d’ aria, soprattutto d’ estate quando alle alte temperature si aggiunge l’olezzo di chi purtroppo non ha ancora scoperto “acqua e sapone”, beh più che di trasporto persone sembrerebbe di assistere ad un “trasporto di bestiame verso il macello”, dove a guidarli il “Caronte” di turno è costretto a subire il calore e il sole addosso, ove mancano pure le tendine parasole, dovendo sopportare temperature che vanno oltre la soglia di sopportabilità».

L’accento è sulle condizioni dei lavoratori: «ogni giorno, con senso del dovere e abnegazione, continuano a far girare materialmente le ruote degli autobus e di quei “poveri” cittadini che, non avendo altro mezzo per spostarsi in città, sono costretti a salire ed a sopportare anche loro le deficienze contingenti».

«Siamo consapevoli» conclude la nota sindacale «che questa sarà l’ ennesima lettera a dar voce, come ogni anno in questo periodo, a quelle ataviche mancanze che non si riescono a risolvere, ma non per questo ci rassegniamo a vivere tale condizione e continueremo sempre a denunciare ed a chiedere i giusti riconoscimenti per chi lavora e per chi usufruisce del servizio pubblico».

Il sogno della Faisa Cisal? «Tornare ad essere fieri di lavorare in Amat, quando la cittadinanza tutta rispettava la figura del tramviere e mai si sarebbe sognata d’insultare eo picchiare un autista, un verificatore dei titoli di viaggio o la compianta figura del bigliettaio a bordo dei bus. E’ vero, sarebbe proprio un sogno» è il triste commento «non ci resta che vivere l’ amaro presente pensando ad un incerto futuro».

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