19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cronaca

La guerra delle cozze. La Regione dice no


Come gia’ accaduto nell’estate del 2011 e del 2012, quando una parte significativa della produzione delle cozze di Taranto, quella allevata nel primo seno di Mar Piccolo, e’ stata distrutta perche’ gravemente contaminata dagli inquinanti di origine industriale come pcb e diossina, cosi’ anche quella del 2013 rischia di subire la stessa sorte.

A riferirlo è l’Agenzia Agi che ricostruisce i fatti accaduti negli ultimi giorni.

 

Benche’ la produzione del primo seno di Mar Piccolo sia stata trasferita in una nuova area, non inquinata -riporta l’Agenzia -, in Mar Grande per consentirne il completamento della maturazione, il fatto che occorrano preliminarmente sei mesi di analisi continuate delle acque, fa si’ che le cozze non possano essere vendute nonostante da settimane siano pronte per il mercato.

Al momento, infatti, la caratterizzazione delle acque, prevista dalle norme igienico-sanitarie, e’ stata effettuata solo per quattro dei sei mesi previsti. E ora, dicono i militicoltori, tenere le cozze in mare per altri due mesi significa rendere il prodotto invendibile condannandolo di nuovo al macero. L’anno scorso furono distrutte cozze per un valore commerciale di circa 4 milioni di euro.

A Taranto la mitilicoltura e’ una delle attivita’ piu’ importanti dell’economia marittima locale. Circa un centinaio sono infatti le societa’ cooperative del settore, quasi tutte a conduzione familiare, ciascuna delle quali ha una media di 5-7 addetti. In complesso, invece, la produzione di cozze e’ compresa tra le 40mila e le 50mila tonnellate annue fra Mar Piccolo, primo e secondo seno, e Mar Grande.

Le analisi delle acque nella nuova zona di Mar Grande dove e’ stata trasferita la produzione di cozze del primo seno di Mar Piccolo – prosegue l’Agi -, stanno rivelando l’assenza di inquinamento. Si dia quindi il via libera alla vendita del prodotto con una deroga alle norme in modo da evitare una nuova distruzione di mitili e un danno economico agli operatori. E’ stata questa la proposta che giorni fa il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ha avanzato al governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, cui ha chiesto di fermare eccezionalmente le analisi delle acque a quattro mesi anziche’ ai previsti sei.

Oggi, pero’, la Regione respinge ufficialmente la proposta del sindaco. “E’ noto a tutti – dichiara Fabrizio Nardoni, assessore regionale alle Risorse agroalimentari – che la Regione Puglia, in questo caso particolare, e’ tenuta a seguire e ad osservare le normative nazionali che, a loro volta, rispecchiano le direttive comunitarie. In caso di inosservanza – dice Nardoni -, la Regione Puglia potrebbe incorrere negli ammonimenti della Ue e in gravi sanzioni pecuniarie che finirebbero per rendere meno agevole il delicato percorso per alleviare la crisi dei mitilicoltori”.

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