01 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2020 alle 19:30:01

Cronaca

E ora in mar Piccolo sbuca il killer delle cozze


Non bastavano i due anni di produzioni andate al macero. Né l’attesa sulla classificazione delle acque che tiene le cozze prigioniere in mar Grande, dove i mitilicoltori hanno dovuto traslocare.

Ora nel primo seno di Mar Piccolo diventato famoso per la storiaccia delle cozze al veleno spunta un nuovo allarme. Ha le sembianze di un pesce, voracissimo, a quanto pare. Un esemplare di pesce balestra è stato pescato ieri proprio all’imbocco del primo seno di mar Piccolo non distante dal canale navigabile.

Una ‘vecchia conoscenza’ per i mitilicoltori tarantini che ora si dicono allarmati. “Noi lo chiamiamo pesce porco, l’esemplare pescato ieri da un ragazzo è di quasi un chilo, ha denti voracissimi e si nutre di molluschi e coralli”.

A parlare così è uno dei veterani tra i pescatori tarantini, Egidio D’Ippolito (nella foto, mostra l’esemplare pescato ieri) . “Sei, sette anni fa si mangiò le produzioni di cozze di mar Grande, quelle dei vecchi impianti a San Vito. In un paio di giorni si divorò l’intera produzione. Ora scopriamo che anche nel primo seno c’è questo pesce pelagico che vive in acque molto salate. Normalmente si trova nella barriera corallina, segno questo della tropicalizzazione del nostro mare legata a sua volta all’inquinamento”. 

C’è da dire che nel primo seno, per ora, non si coltivano cozze, ma resta il novellame, il seme per la produzione 2014 che ha il permesso di rimanervi fino al prossimo febbraio. “Non sappiamo quali danni provocherà il pesce balestra. Noi speriamo di spostare il novellame prima di febbraio, una volta avuta la classificazione”, dice, memore della disavventura di sette anni fa. Un nuovo allarme? D’Ippolito preferisce definirlo un allarme perenne, quello che è suonato tre anni fa e che sembra non volersi allontanare dai mitilicoltori.

“Il timore è che se dovesse radicarsi la presenza di questo pesce il novellame sarebbe a rischio. Ecco perché è importante monitorare mar Piccolo, se non c’è monitoraggio e si dovesse radicare questa specie, tra sei, sette mesi, ci troveremo di fronte ad una nuova emergenza da affrontare”. E sarebbe l’ennesima.

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