26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 15:57:00

Cronaca News

Il pm Curione conferma le accuse contro l’ex procuratore Capristo

Carlo Maria Capristo
Carlo Maria Capristo

Dopo due rinvii è iniziato ieri mattina a Potenza il processo a carico dell’ex procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Maria Capristo. I primi a deporre sono stati i testimoni chiave dell’accusa, entrambi magistrati, Silvia Curione e Lanfranco Marazia, pubblico ministero a Trani la prima e a Taranto all’epoca dei fatti e attualmente in servizio alla Procura di Bari il secondo. Il pm Silvia Curione, testimoniando davanti alla Sezione penale del Tribunale di Potenza, ha ripercorso i suoi rapporti con Capristo e l’episodio che lo ha fatto finire sotto accusa, ossia le presunte pressioni indebite esercitate attraverso il poliziotto Michele Scivittaro, ritenuto un emissario nel suo ufficio a Trani mentre Capristo era già a Taranto, al fine di pilotare l’esito di un fascicolo.

L’obiettivo, secondo l’accusa, era quello di indurla a chiudere l’inchiesta, malgrado l’assenza di elementi, con l’avviso di garanzia nei confronti di un uomo denunciato per usura dai tre imprenditori, ritenuti dall’accusa amici di Capristo e del poliziotto. Ciò avrebbe agevolato i tre imprenditori in una richiesta di sequestro di alcune cambiali. I fatti contestati risalgono al 2018. In sintesi, la giovane pm, nel corso delle sue dichiarazioni in aula, ha confermato le accuse nei confronti del suo ex procuratore capo. “Era inconcepibile – sono state le sue dichiarazioni – che un esponente delle forze dell’ordine, peraltro non più in servizio nell’ufficio di Trani, si presentasse in quei termini nel mio ufficio. Non ho avuto dubbi che Scivittaro non avesse agito in autonomia ma fosse stato mandato da Capristo per il rapporto che aveva con lui”.

Silvia Curione ha spiegato di aver informato dell’accaduto il procuratore di Trani dell’epoca Antonino Di Maio il quale, ha evidenziato, “aveva un’opinione diversa dalla mia sull’autonomia di Scivittaro. A suo avviso, l’ispettore aveva speso il nome di Capristo ma aveva agito autonomamente. Io ho rappresentato le ragioni per le quali a mio avviso Scivittaro non agiva autonomamente”. Inoltre, ha ricordato che non ha ceduto alle contestate pressioni e ha concluso l’indagine con la richiesta di archiviazione nei confronti dell’indagato. Inoltre, la testimone, rispondendo alle domande del pubblico ministero, si è soffermata sui rapporti con Capristo: “Erano rapporti di stima e anche di affetto che – ha detto – sono cambiati quando mio marito (il pm Lanfranco Marazia ndr) a gennaio del 2018 è stato sentito a sommarie informazioni a Potenza, dalla Procura, per un’indagine su un episodio di violazione del segreto d’ufficio avvenuto a Taranto. Al rientro in ufficio, dopo essere stato a Potenza – ha riferito- Capristo non lo aveva salutato. Ma ha aggiunto – ci eravamo posti il problema di una sua reazione e delle possibili ripercussioni nei rapporti”.

Dopo di lei è stato ascoltato il marito, anche lui sostituto procuratore, Lanfranco Marazia. Anche lui ha ricostruito i rapporti con Capristo nel periodo in cui il magistrato di Bitonto, a partire dal 2017, è stato il capo della Procura di Taranto. Marazia a Taranto è rimasto in servizio fino al 2019, quando ha ottenuto il trasferimento agli uffici giudiziari della Procura di Bari. Anche lui, durante il suo esame in aula, ha ribadito quanto aveva spiegato nel corso delle indagini agli inquirenti coordinati dal procuratore di Potenza Francesco Curcio. E’ stata proprio il pm Curione con le sue dichiarazioni agli inquirenti a far scattare l’inchiesta che a maggio 2020 ha portato all’arresto del procuratore capo di Taranto Capristo, dell’ispettore Scivittaro, il quale ha già scelto il patteggiamento e dei tre imprenditori di Bitonto, i fratelli Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo, anche loro imputati. Capristo, che nelle precedenti udienze era assente per ragioni di salute, infatti ha prodotto un certificato medico, ieri si è presentato in aula, al fianco dei suoi difensori, gli avvocati Angela Pignatari e l’avvocato Riccardo Olivo (in sostituzione dell’avvocato Francesco Paolo Sisto). Prossima udienza in calendario il 16 giugno prossimo, saranno sentiti altri testimoni citati dalla pubblica accusa.

Fra i nomi, tutti noti per diverse vicende, istituzionali e non, figurano anche quelli di Roberto Oliveri del Castillo, autore del noto libro “Frammenti di storie semplici” su presunti casi di malagiustizia, l’avvocato Angelo Loreto, il senatore Rocco Loreto, l’avvocato Giuseppe Calafiore e l’ex pm di Trani Antonio Savasta, condannato in primo grado a 10 anni di reclusione per una vicenda di corruzione che ha visto sotto processo, fra gli altri, anche l’ex gip Michele Nardi. Questi ultimi due, secondo la sentenza del Tribunale di Lecce, sono stati responsabili del cosiddetto “sistema Trani” in cui comunque, Capristo non è coinvolto.

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