19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:52:00

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Processo Ambiente Svenduto, la parola adesso passa al legale di Archinà

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Processo Ambiente Svenduto

Entra nella fase cruciale la discussione della difesa nel processo “Ambiente Svenduto”. Da oggi 28 aprile inizieranno le arringhe dei difensori degli imputati gravati dal maggior numero di contestazioni e, di conseguenza, anche dalle richieste di condanna più pesanti. Nell’udienza di oggi 28 aprile, è prevista l’arringa dell’avvocato Giandomenico Caiazza, il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, molto noto soprattutto come avvocato di Enzo Tortora e di Ottaviano Del Turco, difensore di Girolamo Archinà, ex addetto alle relazioni esterne dell’Ilva gestita dai Riva.

In concorso con uno dei proprietari dell’epoca, Fabio Riva e col direttore Luigi Capogrosso, Archinà, pur non avendo avuto ruoli tecnici all’interno dello stabilimento e nei processi di produzione, rischia 28 anni di reclusione, addirittura tre in più di Nicola Riva che è stato uno dei proprietari. Sono queste, infatti, la richieste presentate alla Corte d’Assise di Taranto dal pubblico ministero Mariano Buccoliero. Oltre che di disastro ambientale, contestato complessivamente a 16 dei 47 imputati (44 persone fisiche e 3 società), Archinà è accusato di concussione in concorso con diversi imputati fra i quali l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola e l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, di corruzione in concorso col professor Lorenzo Liberti, ex rettore del Politecnico di Bari, perito della Procura di Taranto (nominato proprio dal pm Buccoliero), ritenuto responsabile di aver “ammorbidito” il contenuto della relazione sulle emissioni inquinanti dell’Ilva in cambio di una dazione di denaro di 10.000 euro, comunque, occorre precisarlo mai rinvenuta dagli investigatori.

La contestazione è legata ad una intercettazione sul prelievo di 10.000 euro, somma che Archinà, ha riferito l’arcivescovo monsignor Benigno Papa, ha consegnato alla Curia come tradizionale offerta per la Pasqua 2010. Come la scorsa settimana, ci sarà anche la quarta udienza, venerdì 30 aprile. Il presidente della Corte, Stefania D’Errico (a latere il giudice togato Fulvia Misserini e sei giudici popolari), in considerazione del dilatarsi dei tempi della discussione, ha fissato un’altra udienza rispetto alle tre settimanali diventate ormai una consuetudine in quasi cinque anni di dibattimento. Dopo l’intervento di Caiazza, in programma c’è la discussione dell’avvocato Carlo Raffo, difensore del professor Lorenzo Liberti e dell’avvocato Vincenzo Vozza.

Quindi, rispetto al calendario iniziale, prenderanno la parola prima i difensori di Archinà e Liberti e successivamente quello di Caprogrosso. Ieri 27 aprile ha discusso l’avvocato Stefano Loiacono, col quale termina la discussione dei legali dei fiduciari della famiglia Riva, Lanfranco Legnani, ritenuto dall’accusa il direttore ombra dello stabilimento, Alfredo Ceriani, responsabile dell’area a caldo, Giovanni Rebaioli, della gestione dell’area parchi e materie prime, Angelo Pastorino, dell’area ghisa e degli investimenti per lo stabilimento, Enrico Bessone, dell’area manutenzione meccanica, Giuseppe Casartelli degli impianti di trattamento acque e di altre aree e Cesare Corti, dell’aree treni nastri e lamiere. Gli ultimi due che rischiano 2 anni e mezzo, mentre per i primi cinque la pubblica accusa ha chiesto la condanna a 20 anni, ritenendoli responsabili sostanzialmente quanto i dirigenti.

Nei giorni scorsi hanno discusso gli avvocati Gaetano Melucci, Carmine Urso e Daniele Convertino. I legali hanno sostenuto l’insussistenza delle contestazioni, facendo leva su testimonianze, studi scientifici e perizie portate in dibattimento, redatte da professori universitari e tecnici esperti, per demolire la tesi accusatoria. Gli interventi sono stati basati soprattutto su argomentazioni tecniche complesse, riguardanti rilievi e ricerche sulla presenza di tracce di diossine, furani e pcb negli organi e nei muscoli degli animali degli allevamenti nelle vicinanze del Siderurgico. In sintesi, secondo i difensori, le “contestazioni sono prive di fondamento scientifico” malgrado “le certezze palesate nella discussione di alcune parti di questo processo”. Per questo hanno chiesto l’assoluzione degli imputati con formula piena, “perché il fatto non sussiste”. Sarà la Corte d’Assise a valutare le argomentazioni di accusa, parti civili e difesa quando entrerà in camera di consiglio. Dalla decisione della Corte d’Assise dipende non solo la sorte processuale di 44 persone fisiche e tre società ma, molto probabilmente, anche il futuro dello stabilimento siderurgico tarantino tornato per metà nelle mani dello Stato attraverso Invitalia.

Il collegio presieduto dal giudice D’Errico, infatti, è chiamato ad esprimersi sulla richiesta di confisca dell’area a caldo formulata dal pm Buccoliero. La completa definizione dell’accordo InvitaliaArcelorMittal, da cui è nata nei giorni scorsi la nuova società Acciaierie d’Italia, infatti, è legata ad alcune condizioni sospensive fra cui l’assenza di sequestri e altri provvedimenti giudiziari restrittivi per l’acciaieria più grande d’Europa.

Annalisa Latartara

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