Cronaca

Parcheggiatori, i cittadini: “Ora basta”


TARANTO – “Capo, me lo lasci un caffè?”. “No, no, non lo fare il biglietto al parcometro tanto sto io. E fin quando sto io, la macchina non te la tocca nessuno. Stai tranquillo”.

Sarà capitato a tutti (i tarantini), almeno una volta nella vita, di essere protagonisti di un siparietto del genere, assieme ad uno dei tanti parcheggiatori abusivi che si dividono le zone di sosta delle strade del Borgo e dintorni.

Tutti alla ricerca dell’obolo. Una pratica che, con l’avvento della crisi economica, si protrae anche nelle ore mattutine e serali, in cui vige il periodo di sosta a pagamento.

L’ennesima denuncia arriva da piazza Kennedy. A scriverci è un residente che ieri sera, stremato dal vociare del parcheggiatore della zona, ha deciso di dire basta.

In una lettera, indirizzata alla nostra redazione, la richiesta di aiuto: “Mi rivolgo a voi denunciando una situazione divenuta insostenibile, affinché, magari, attraverso le vostre pagine, si comunichi alla nostra assente e passiva amministrazione ed alle istituzioni varie, l’assurdità con la quale i cittadini civili sono costretti a convivere quotidianamente. Dalle 18, in piazza Kennedy, il solito esile e vociante parcheggiatore abusivo (anche se ormai di abusivo ha ben poco, visto che sono almeno tre anni che ogni sera è qui) urla in continuazione (tanto che è praticamente impossibile lasciare le finestre aperte) ai suoi clienti ed agli abitanti della zona”.

Dopo l’ennesima serata, trascorsa in casa tra urla ed imprecazioni, il residente di piazza Kennedy ha deciso di rompere gli indugi, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.

“Ho telefonato, per l’ennesima volta, al 113 ed al 112 sentendomi dire che l’intervento è a carico dei vigili urbani”. Il “nostro” non si è perso d’animo “ho telefonato anche a questi ultimi. Trovandomi al cospetto di un vero e proprio scandalo, visto che una gentile operatrice dei vigili urbani mi ha detto: “non possiamo fare nulla, questa sera c’e l’Isola che vogliamo e siamo impegnati”. La mia risposta non si è lasciata attendere. A quell’operatrice ho detto che “questa e la città che non vogliamo, altro che isola””.

La rabbia prende il sopravvento: “Questa città e ormai alla deriva – si legge in chiusura della lettera arrivata questa mattina in redazione – spazzatura d’Italia, vergogna della civiltà è del senso civico”.

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