22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 18:53:00

Cronaca News

Tragedia al porto, un operaio ha perso la vita. Le reazioni

foto di Incidente mortale al porto di Taranto - foto Francesco Manfuso
Incidente mortale al porto di Taranto - foto Francesco Manfuso

Tragedia nel pomeriggio di ieri al porto. Un operaio ha perso la vita durante le operazioni di imnarco di pale eoliche. L’incidente è accaduto al quarto sporgente, la vittima era un dipendente della Peyrani. Si chiamava Natalino Albano e aveva 48 anni. L’operaio era addetto al carico di una nave che appunto stava imbarcando le pale eoliche prodotte dalla Vestas. Da una prima ricostruzione dell’incidente sembra che il carico al quale Albano stava lavorando, a bordo della nave, si sarebbe spostato dalla sua posizione, forse si sarebbe sganciato dall’imbracatura.

A quel punto lo sfortunato operaio per il timore di essere investito dal carico si sarebbe lanciato sulla banchina sottostante. La caduta purtroppo si è rivelata fatale nonostante l’altezza non eccessiva, circa un paio di metri. Purtroppo Albano avrebbe battuto la testa ed è morto sul colpo. Sul posto è intervenuta la Polizia per accertare l’esatta dinamica dell’accaduto. Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali. Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato 24 ore di sciopero a Taranto, mentre un’ora di sciopero a livello nazionale sarà osservata oggi in tutte le aree portuali. «All’indomani della giornata mondiale della sicurezza – scricvono Michele De Ponzio (Filt Cgil), Oronzo Fiorino (Fit Cisl) e Carmelo Sasso (Uiltrasporti) – siamo costretti a dare la drammatica notizia di un altro infortunio mortale nel porto di Taranto. Lo scenario sempre il quarto sporgente ormai drammaticamente noto per gli incidenti che hanno portato via altri due lavoratori, altri due gruisti negli scorsi anni.

Siamo stanchi di continuare a piangere i nostri lavoratori, così come siamo stanchi di attendere da anni, ormai quasi 20, che il Governo dia il via a quel processo di riforma normativa in materia di sicurezza sul lavoro che si continua ad invocare solo quando avvengono queste tragedie. Abbiamo proclamato 24 ore di sciopero a Taranto, per il nostro collega Natalino e per invocare misure di sicurezza più moderne e più attente alla vita del lavoratore ed in tutti i porti Italiani vi sarà un’ora di fermo per solidarietà. Sappiamo che questo non basta, cosi come non basta la nostra solidarietà e vicinanza a lenire il dolore della sua famiglia». «Occorre mettere fine – scrivono le segreterie nazionali delle stesse sigle – a questi tragici eventi e richiamare l’attenzione di tutti i soggetti preposti sui temi della sicurezza sul lavoro, tanto vitali per i lavoratori e le lavoratrici. A perdere la vita a seguito dell’incidente mortale sul lavoro al Porto di Taranto, è stato un lavoratore di una impresa ex art.16 della L.84/94. Non è più tollerabile la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo particolare nelle aree, come i porti, dove si svolgono attività produttive in cui insistono complesse sinergie fra diversi mondi del lavoro.

È urgente e necessario che le istituzioni completino la normativa di riferimento per i porti, con particolare attenzione ai rischi da interferenza. È fondamentale che il sistema delle imprese investa nella cultura della sicurezza e della prevenzione se non si vuole continuare ad assistere ad una vera e propria strage di persone che vanno al lavoro e gli si vuole garantire il ritorno a casa dalle proprie famiglie alla fine del turno di lavoro. Esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia del lavoratore deceduto e in segno di solidarietà di questo tragico evento proclamiamo un’ora di sciopero» «Non si può continuare a morire di lavoro. È assurdo». Cosi Roberto Benaglia e Valerio D’Alò dopo la tragedia sul lavoro consumatasi ieri pomeriggio al quarto sporgente. «Come sindacato – aggiungono Benaglia e D’Alò – sentiamo il dovere di reagire, indignarci, sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Di fronte a questa tragedia, in questo momento triste per il mondo del lavoro, ci stringiamo accanto al dolore dei congiunti del povero Natalino. Dal punto di vista della civiltà del lavoro va fatto ancora molto. Non basta cogliere le richieste dei delegati alla sicurezza, bisogna cambiare l’orientamento politico generale sul lavoro spesso penalizzato».

Una tragedia che scuote il mondo del lavoro tutto. Per La Fim Cisl il lavoro rimane il principio fondamentale su cui si fonda la nostra Repubblica. «La sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro sono la condizione essenziale in una società civile e sviluppata. Di fronte all’aumento degli incidenti mortali sul lavoro che quotidianamente portano tragedie e lutti nelle famiglie italiane non si può parlare di fatalità. Come da tempo ribadiamo, occorre investire in modo serio sulla sicurezza. È assolutamente importante accertare come mai non siano state garantite tutte le procedure di sicurezza che in questo ambito lavorativo va assolutamente previsto». Un triste evento che giunge dopo la giornata mondiale sulla sicurezza, celebrata ieri, nonché alla vigilia del Primo Maggio. I nostri obiettivi per un lavoro sicuro, con questi tragici eventi continuino ad essere contraddetti da una realtà di lavoro non curato e tutto ciò – concludono Benaglia e D’Alò – come sindacato ci rattrista ancor più lasciandoci sbigottiti».

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