19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:02:28

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Processo Ambiente Svenduto, “Ilva non inquinava lo diceva anche l’Arpa”

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Processo Ambiente Svenduto

Col difensore del direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, sono iniziate le discussioni dei legali dei vertici dell’Ilva gestione Riva coinvolti nel processo “Ambiente Svenduto”. Dei 47 imputati Capogrosso è fra quelli che rischiano la condanna più pesante. “Chiedere 28 anni per una persona nata nel 1955 è come chiedere la condanna all’ergastolo. È assurdo che cittadino che ha rispettato la legge debba rischiare una pena così pesante e sia stato descritto dall’accusa come un criminale che andava al lavoro con l’intenzione di inquinare”. Ha detto l’avvocato Vincenzo Vozza nella parte iniziale della sua arringa.

Capogrosso è una figura storica dell’industria siderurgica tarantina sin dagli anni ’80, durante la gestione statale e poi con i Riva, unico direttore dello stabilimento rimasto in carica per 16 anni, dal 1996 al 2012, anno in cui ha rassegnato le dimissioni, il 3 luglio, poche settimane prima dell’inizio della bufera giudiziaria che ha travolto i livelli alti e quelli intermedi dell’azienda. Risponde di associazione a delinquere, disastro ambientale doloso, avvelenamento di sostanze alimentari e altri reati sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e contro la pubblica amministrazione. Alle accuse relative alle presunte condotte truffaldine da parte dell’Ilva sulla comunicazione dei dati sulle emissioni forniti agli enti pubblici, il legale ha ribattuto esibendo una relazione di Arpa Puglia di giugno 2010. L’Arpa, ha sottolineato l’avvocato Vozza, ha rilevato che “la cokeria era stata sottoposta agli interventi di adeguamento a tutte le migliori tecnologie disponibili”, rilevando “esposizioni ben al di sotto dei valori limite imposti dalla legge”, mentre, ha aggiunto “le tecniche adottate a Taranto la commissione europea le ha proposte a tutti gli stabilimenti siderurgici come tecniche da adottare”. I sistemi di depolverazione utilizzati nello stabilimento di Taranto, ha affermato ancora il legale elencando le varie metodiche usate nel Siderurgico, “vengono indicati come un esempio da seguire dell’Ue” e “i nastri trasportatori “sono stati oggetto di interventi di chiusura subito dopo la parte di caricamento”.

L’obiettivo del difensore di Capogrosso è quello di dimostrare che l’Ilva ha effettuato gli interventi di ambientalizzazione dei suoi impianti, adeguandosi a norme italiane ed europee e che “le contestazioni dell’accusa sono infondate, poichè non è vero che non è stato fatto nulla”. L’avvocato Vozza ha fatto riferimento ad interventi effettuati per un valore complessivo di “oltre un miliardo di euro”. A cui, ha sottolineato, “vanno poi aggiunti quelli relativi alla parte produttiva”, perchè “anche questi hanno contribuito a ridurre all’origine le emissioni, invece -ha detto il legale riferendosi all’intervento della pubblica accusa- si fanno i distinguo fra investimenti per l’ambientalizzazione e per la produzione, quasi fossero in contrapposizione, ma non è così”. Una delle principali contestazioni della pubblica accusa riguarda gli atti d’intesa fra azienda, Regione Puglia e istituzioni locali.

Atti non rispettati, ha detto il pm Buccoliero durante la requisitoria, per prendere tempo e non far nulla, una presa in giro, in buona sostanza. “Gli atti di intesa carta straccia? I sopralluoghi dell’Arpa Puglia dicono altro. Evidentemente – prosegue Vozzasi vuole depotenziare la verifica dell’Arpa”. Citando poi altri verbali di sopralluoghi riferiti risalenti agli anni 2003, 2004 e 2005 e successivi, Vozza, rivolgendosi alla Corte d’Assise, ha che “si verifica che è in corso il revamping delle batterie. Tutte cose che si rilevano, non informazioni che si acquisiscono”.

“Troverete una miriade di interventi”, ha sostenuto Vozza rivolgendosi alla Corte presieduta dal giudice Stefania D’Errico a latere l’altro togato Fulvia Misserini e sei giudici popolari. “A novembre 2008 si è poi visionato il parco minerali e si è verificato l’adeguamento della macchina bivalente per ridurre la polverosità. Si è, inoltre, constatato che l’impianto di depolverazione per le batterie 3 e 4 è in fase di avanzata realizzazione. Abbiamo constatato e verificato, in molti casi abbiamo anche fotografato: questo sta scritto nei verbali dei sopralluoghi. Non può dire il pm che Arpa ha solo acquisito informazioni dell’Ilva”. Il Siderurgico “era un impianto di sudore e fatica per la gente che ci lavorava, altro che impianto disastroso”. Il dibattimento, ha concluso il legale della difesa, “ha provato l’insussistenza dei fatti contestati”.

Annalisa Latartara

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