25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

Filippo Santoro: “Basta contrapposizioni”


Torna a parlare, anzi a scrivere, del caso Ilva, in occasione dell’ottava “Giornata per la custodia del creato” promossa dalla Cei per domani, primo settembre.

Ed il messaggio del vescovo di Taranto, Filippo Santoro, su un tema così particolare per la città, è denso di contenuti. “Un anno fa il volto di Taranto era duramente provato: la dovuta azione della Procura, le strade occupate dagli operai, le associazioni schierate a difesa dell’ambiente. A parer mio il fattore più drammatico era l’incapacità e la diffidenza al dialogo in qualsiasi livello da quello istituzionale a quello della società civile”.

Santoro parla di una “città vittima”, “gli ammalati così come coloro che temono per il proprio posto di lavoro”.

“La Chiesa ha voluto affermare che la contrapposizione fra salute e lavoro è frutto di una dinamica perversa, figlia di coloro che non hanno pensato al futuro di Taranto, ma hanno seguito la strada del profitto immediato. Sbagliato anche credere che l’enormità del problema Ilva potesse risolversi con le sole forze locali: troppo grande l’Ilva per Taranto, perché il Paese non se ne occupi in maniera pronta ed efficace. Purtroppo abbiamo assistito allo smarrimento delle classi dirigenti, nazionale e locale, la cui conseguenza è stata una discutibile gestione dell’emergenza e sembra utopico concepire una nuova politica industriale”.

Un anno dopo, secondo l’arcivescovo, “quella speranza e quella carica di energie positive che pur nelle difficoltà abbiamo visto di tanto in tanto balenare, perlomeno in un ritrovato, anche se parziale, senso di appartenenza, rischiano di essere perdute. Infatti, ad oggi, la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) e i decreti non sono serviti a migliorare la situazione ambientale. Lo testimoniano i ritardi nell’applicazione delle prescrizioni ed i fatti di questi ultimi tempi, che, ormai, riguardano anche altre realtà industriali”.

Prova ad indicare una strada, Santoro: “Anche se fiaccati dagli scarsi risultati occorre, dunque, ridare fiato alla speranza. Ma come?

Cominciamo a disinquinare i pozzi del dibattito pubblico. Che adesso sembrano più secchi che inquinati. Porre, così come è stato fatto, il diritto alla salute in contrapposizione al diritto al lavoro, nella ricerca di una possibile mediazione, significa non rendere un servizio alla verità: salute e lavoro sono due aspetti diversi ma complementari (…) La situazione difficile che viviamo può essere una grande opportunità di ripresa in una articolazione armonica della salute e del lavoro e della difesa dell’ambiente senza eliminare la produzione, come già accade in vari altri luoghi di politiche industriali avanzate”. Qual è il “nocciolo della questione”? “Continuare a bandire la logica delle contrapposizioni: salute – lavoro, ambientalisti- operai, anziani – giovani, scienza – comune sentire, interesse individuale – responsabilità sociale perché, come ricordato dalla recente enciclica Lumen Fidei al n.55 ‘l’unità è superiore al conflitto’ (…) Verità e speranza esigono perciò anche giustizia e riconciliazione. E’ questa, infatti, la via da seguire perché non si ristabilisce appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono” – dice Santoro, citando Giovanni Paolo II.

Il richiamo alla politica è esplicito: “L’intera città chiede giustizia alla classe dirigente locale, affinché presenti ai responsabili nazionali della cosa pubblica il conto della gratitudine, dovuta ai cittadini di Taranto per gli enormi sacrifici con cui hanno sostenuto l’economia italiana con il proprio lavoro, la propria salute e quella dei propri figli. Anche l’intricata questione delle discariche destinate ai rifiuti dello stabilimento siderurgico, prima ancora che rispondere a qualsiasi, seppur rispettabile, logica di politica industriale o ambientale deve ispirarsi, oggi più che mai, al futuro di Taranto. Abbiamo capito, a nostre spese, che il principio di ogni scelta deve essere guidato dal bene per questa terra”.

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