23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca News

Ambiente Svenduto, il giorno del giudizio

Sabato 29 maggio alle 12 la sentenza per i 47 imputati

La Corte d'Assise durante Ambiente svenduto
Un'udienza del processo Ambiente Svenduto

E’ prevista sabato 29 maggio a mezzogiorno la sentenza del processo “Ambiente Svenduto”. La vicenda giudiziaria che ruota intorno al disastro ambientale dell’Ilva targata Riva giungerà dunque a conclusione dopo cinque anni di dibattimento.

La Corte d’Assise di Taranto è entrata in camera di consiglio nella tarda serata di mercoledì 19 maggio.

Il presidente della Corte, Stefania D’Errico, darà lettura del dispositivo contenente le decisioni sulle richieste della pubblica accusa nell’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina, a San Vito. Nella stessa struttura militare si svolge la camera di consiglio.

In attesa di conoscere la loro sorte processuale ci sono 47 imputati, dei quali 44 persone fisiche e tre società. Rischiano la condanna più pesante uno dei proprietari Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e per l’addetto alle pubbliche relazioni di Girolamo Archinà. Il pm ha chiesto 25 anni per Nicola Riva, 20 per Adolfo Buffo, direttore dello stabilimento per alcuni mesi e per i fiduciari dei Riva, Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone. Per l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del cda di Ilva per poche settimane prima del sequestro, la pena proposta è 17 anni.

Fra gli altri, rischiano la condanna alcuni esponenti politici dell’epoca,  il presidente della Regione Puglia dell’epoca, Nichi Vendola, 5 anni la richiesta del pm che ha chiesto anche 4 anni per il presidente della Provincia Gianni Florido e l’assessore Michele Conserva, 8 mesi per l’attuale assessore regionale all’Agricoltura e all’epoca consigliere regionale Donato Pentassuglia, per l’assessore regionale dell’epoca Nicola Fratoianni, per i funzionari della Regione Antonello Antonicelli, Francesco Manna e Davide Filippo Pellegrino. Un anno la richiesta per il direttore generale di Arpa Giorgio Assennato e per il direttore scientifico Massimo Blonda.

La Corte si esprimerà anche sulla richiesta di confisca dell’area a caldo ritenuta dall’accusa fonte di inquinamento della fabbrica.

 

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